Arrestato l’assassino dell’estetista di Bologna: “Sono stato io”


BOLOGNA, 1 NOV 2009 – "Sì, sono stato io": Roberto Cavalli, 44 anni, ha confessato nella notte l’omicidio di Marina Gaido. Gli investigatori della squadra mobile hanno dunque risolto a tempo di record il giallo. L’uomo ha strangolato la donna, che di professione faceva l’estetista, probabilmente in preda ad un raptus, ma come hanno spiegato gli investigatori, il capo della mobile Fabio Bernardi ed il suo vice Lorenzo Bucossi, è tutto ancora da chiarire da che cosa sia stato scatenato.Cavalli, che ora è rinchiuso nel carcere della Dozza, è indiziato per omicidio volontario. L’uomo era amico della vittima da 17 anni e aveva raccolto delle somme di denaro nella sua attività di promotore finanziario anche da lei. Gli investigatori nei prossimi giorni cercheranno di ricostruire la storia professionale di Cavalli per capire se il movente vada ricercato in ambito economico. In questo caso il fatto che la donna sia stata trovata nuda sarebbe una messa in scena dell’omicida per simulare una aggressione a sfondo sessuale. "CASO RISOLTO GRAZIE A UN’AMICA DELLA VITTIMA" – Gli investigatori e il Pm Walter Giovannini, che hanno tenuto una conferenza stampa in questura, nel ricostruire la dinamica del delitto hanno attribuito un ruolo fondamentale per risolvere il caso all’amica che ieri pomeriggio, poco prima delle 14, ha suonato a casa della donna e non trovando risposta e sentendo il cellulare dell’amica suonare a vuoto, ha subito chiamato la polizia rimanendo a presidiare l’ingresso dello stabile. L’arrivo tempestivo della volante ha fatto il resto. Infatti mentre salivano le scale la donna, in compagnia degli agenti, ha notato una persona che conosceva di vista come amico della vittima che stava scendendo per uscire dal portone, ed ha invitato gli agenti a fermarlo. Era Cavalli che in un primo momento, di fronte alle domande degli investigatori, ha detto di essere stato a casa dell’estetista che si trova al primo piano, di aver dimenticato all’interno il cellulare e di aver tentato inutilmente di riprenderlo e che in quel momento stava riuscendo per andare a prendere l’autobus. Una versione che non ha per nulla convinto gli agenti e il magistrato di turno, Lorenzo Gestri, arrivato sul posto poco dopo. L’uomo aveva le chiavi dell’appartamento della donna in tasca e quindi avrebbe potuto aprire evitando l’intervento dei vigili del fuoco se non avesse avuto nulla da nascondere. Poi – hanno rilevato ancora gli inquirenti – era difficile ipotizzare che nei pochi minuti intercorsi (in tutto una decina) prima dell’arrivo della polizia un altro uomo si fosse introdotto in casa e avesse convinto la donna a spogliarsi per poi ucciderla. Secondo la ricostruzione della Mobile invece l’uomo ha sentito suonare alla porta poco dopo aver commesso il delitto, ha cercato di non farsi vedere salendo un paio di piani, poi ha cercato di sgusciare via sfilando di fianco agli agenti, ma l’amica di Marina l’ha riconosciuto. Il cellulare di Cavalli è stato effettivamente trovato nell’abitazione della vittima. Molto probabilmente una dimenticanza indotta dal panico perché l’omicida ha sentito suonare alla porta, è uscito rapidamene, ma ha dimenticato il telefonino.Il lavoro degli inquirenti nei prossimi giorni dovrà dunque scandagliare innanzitutto l’ambito professionale dell’omicida. La vittima gli aveva consegnato poche migliaia di euro, mentre al momento non risulta che altri clienti avessero da lamentarsi del lavoro di Cavalli, definito dagli investigatori un promotore di ‘medio profilo’. Gli uomini della Mobile però non hanno ancora avuto il tempo per approfondire nei dettagli la sua attività e il giro di relazioni. Roberto Cavalli, originario di Milano, ma da sempre residente a Bologna, viveva con la madre in uno stabile di via Riva Reno 58. E’ fratello di Mauro Cavalli, avvocato piuttosto noto negli ambienti forensi bolognesi, autore fra l’altro di un esposto per il trattamento preferenziale di cui avrebbe goduto Anna Maria Franzoni nei primi giorni di carcere ed anche per essere stato indagato nell’ambito di una inchiesta su un giro di prostituzione che gli costò un breve periodo di interdizione dalla professione.

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