Argelato, e il porta a porta è congelato


ARGELATO (BO), 25 NOV. 2008 – Il 23 novembre vuota il sacco, vota sì. E’ uno degli slogan che si sono visti durante la campagna referendaria di Argelato, il comune della bassa bolognese che ha visto tenersi, per la prima volta in Italia, un referendum sulla raccolta differenziata “porta a porta”. A favore dell’abrogazione di questa modalità di raccolta, il comitato A.p.A., “Argelato per l’Ambiente”, che si è fatto portavoce di tutti i cittadini scontenti di dover “trafficare” in casa per dividere vetro, carta, lattine, plastica, rifiuto organico e indifferenziato. PPP, “Pro Porta a Porta”, è invece il nome del comitato che si è battuto per il “no” e si è schierato dunque a favore del proseguimento della raccolta differenziata domiciliare. Molte le forze schierate dalla sua parte, a partire da Geovest, la società intercomunale che si occupa dei servizi ambientali sul territorio comunale, il Comune stesso di Argelato, il partito Democratico, Rifondazione Comunista, i Verdi e anche il WWF.Insomma, chi più ne ha più ne metta. Ma ben a poco è servito il nutrito fronte “verde”, il tam tam informativo sulla performance della raccolta, gli appelli ecologisti, le riunioni e le assemblee. Alla fine, a spuntarla, sono stati quelli del partito della fiacca, ovvero, coloro che non sopportano di dover trovare un posto a tutti quei contenitori (quattro) e di doversi ricordare il giorno in cui passano a ritirarli e quale frazione bisogna lasciare fuori da casa. Perché questi erano gli argomenti contrari alla raccolta porta a porta: puzza, spazio, inciampi, lavaggio dei bidoncini, calendario. 2627 argelatesi hanno dunque votato sì (contro 1735 no) al quesito che chiedeva di “abrogare il regolamento comunale che prevede la raccolta differenziata dei rifiuti con modalità porta a porta”. Un 60% di chi è andato a votare ha scelto di tornare al passato, al ripristino del cassonetto stradale, contro un 40% favorevole alla prosecuzione della modalità oggi ritenuta più virtuosa per la riduzione del volume dei rifiuti. Nessun problema si presentato per il quorum del referendum, alle urne si è recato il 57,51% degli elettori, 570 voti in più del necessario. Un dato non di poco conto, visto che è difficilissimo ottenere una partecipazione così alta da parte dei cittadini per una consultazione referendaria, nazionale o locale che sia.Il risultato ha lasciato un po’ in imbarazzo Geovest che è una società pubblica composta da 11 comuni e che da anni sta puntando sulla raccolta differenziata essendo priva di impianti di smaltimento quali inceneritori e discariche (l’unica discarica utilizzata è quella di Galliera, che è pressoché vicina al punto critico). Il passaggio graduale al porta a porta nei comuni serviti da Geovest è la principale politica dell’azienda in materia di rifiuti. Argelato ne è stata l’esperienza pilota, dove il sistema ha fatto aumentare la raccolta differenziata dal 43% al 79% nel giro di tre anni. Secondo la consigliera regionale Daniela Guerra (Verdi), che teme conseguenze in altri comuni, il risultato referendario di Argelato è “un fatto grave”. “Evidentemente – prosegue – sono stati commessi errori nell’avvio del nuovo sistema, che se non è accompagnato da una adeguata informazione e non coinvolge i cittadini finisce per essere vissuto come una insopportabile imposizione”. “Errori – aggiunge – anche nel non trovare col gestore del servizio una formula in grado di ammortizzare i costi per non farli ricadere sui cittadini.” Chissà, allora, se nel prossimo incontro tra Comune e Geovest qualcuno non alzerà la mano per dire “Forse per vincere il referendum sarebbe bastato diminuire la tassa sui rifiuti”.Il Comune di Argelato, in una nota, si lamenta della troppa astensione: “non ha votato” una buona fetta di cittadini che avrebbe potuto “ribaltare il risultato”. Come dire: gli argelatesi sono abbastanza virtuosi da differenziare i rifiuti in casa ma non abbastanza da prendersi su per andare a dire la loro su un quesito referendario. Anche a Carpi, in provincia di Modena, lo scorso settembre, si è tenuto un referendum. Il quesito era più più importante del porta a porta, riguardava un bene comune che è l’acqua. I carpigiani dovevano decidere sulla vendita a privati, da parte del loro comune, di buona parte della società ex municipalizzata operante sul loro territorio (Aimag, che è, come Geovest, proprietà di un consorzio di più comuni). La maggior parte di chi andò a votare votò contro la privatizzazione, ma il quorum non venne raggiunto e il referendum fu considerato nullo. Opposto a quello del Comune di Argelato è stato il commento del Comune di Carpi, il quale si è rallegrato del vasto astensionismo (solo il 24 per cento degli elettori si recò alle urne), considerando un esempio di democrazia il fatto che i cittadini non si fossero interessati a un dibattito ideologico (che di ideologico non aveva però nulla, visto che si trattava di discutere di modelli, di mettere a confronto la gestione pubblica con quella privata).

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