Area nord: no! Ma perché?? Perché no!!


6 DIC 2009 -In tanti si affollano e si affrettano a dire cosa non dovrà sorgere attorno ai ponti e alle vele di Calatrava. Quasi nessuno dice invece cosa dovrà sorgere. Per rinfrescarci la memoria affidiamoci allora a lui, all’uomo che quell’area l’ha inventata. ‘Lì sorgerà la nuova Reggio Emilia che vivranno i nostri nipoti tra quarant’anni’, disse Calatrava a Telereggio in intervista nell’ottobre 2004. E quando gli chiedemmo: non c’è il rischio che resti una cattedrale nel deserto? rispose: ‘Se anche sarà nel deserto, diverrà comunque un polo di attrazione, e attorno sorgerà la città futura’.Se nuova città ha da essere (e nessuno ha mai contestato questa idea di Calatrava), allora è bene ragionare sull’insieme complesso di esigenze e  bisogni che una nuova città comporta e trascina. I soli ‘no’ non aiutano questa prospettiva alta, soprattutto quando si tratta di no fondati su falsi presupposti. Il primo falso è che Reggio non abbia bisogno di nuovi centri commerciali. La nostra città è all’ultimo posto in regione per grandi struttura alimentari e non alimentari. E’ ferma da dieci anni con 20,9 metri quadri di iper ogni mille abitanti.  Piacenza è al doppio, Modena ha quattro volte tanto, Ferrara, più piccola di Reggio, ha 110 metri quadri ogni mille abitanti: cinque volte i nostri spazi. Il secondo falso è che l’iper sia il nemico mortale del commercio in centro storico. Di mortale c’è solo la cultura di chi si inventa questa guerra santa e la conduce a testa bassa, senza rendersi conto che oggi l’emorragia dei consumi non va dal centro alla periferia, ma dalla nostra provincia a quelle vicine, perché chi non si ammoderna deperisce, e finire sottoterra assieme, negozietti del centro e iper Ariosto, sarebbe una ben magra consolazione. Il terzo falso presupposto è che il futuro dell’area nord sia una scelta estetica, di visuale, di prospettiva. ‘Diamo a tutti un indice 0,10 di edificabilità e il gioco è fatto’. Non è così, perché se parliamo di una nuova città significa parlare di gente che la vive, di attività che vi si svolgono. Significa mettere assieme un legame razionale con la vecchia città e una visibilità di contenuti innovativi di eccellenza europea. La sfida è questa: costruire qualcosa di vivo, nuovo e complesso, dove ci sta anche un centro di degustazione del balsamico, e magari una icona di Matilde che accoglie chi arriva, per ricordare il passato, ma che ha bisogno di ben altro per affermarsi nel futuro. Ha bisogno di incontrare la comunità dei cittadini e di soddisfarne le esigenze. Lo sa bene anche Maramotti, che ha sì tuonato sui centro commerciali, ma solo contro quegli degli altri. Perché gli ottocento in cui è presente un negozio Max Mara vanno bene, in ragione dei bisogni d’impresa e della collettività.Se la sfida dell’area nord sarà insomma nei prossimi anni: ipercoop sì o ipercoop no, avremo già perso, perché non si può fermare il commercio moderno e né si può regalare l’area nord ai giochi della politica di basso profilo. Maramotti non ha detto, nella sua conferenza stampa, cosa il suo gruppo intende costruire nelle sue aree, e si è detto disponibile a discuterne. La cooperazione ha fatto altrettanto e non ha ancora attribuito incarichi e formulato progetti. Li presenterà a tempo debito: alla giunta di Reggio, al tavolo di confronto, alla cittadinanza, con lo stile e la trasparenza che la contraddistinguono. Gridare al lupo oggi non ha senso, come non ha senso pensare che i 150mila soci reggiani di Coop Nordest o i 60mila clienti che al sabato di ogni mese, per citare un giorno, vanno a fare la spesa all’Ariosto, siano cittadini senza diritto di voto o di parola.

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