Appello Parmalat, i giudiciin camera di consiglio


BOLOGNA, 16 APR. 2012 – Sono entrati questa mattina in camera di consiglio i giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Bologna, chiamati a giudicare in secondo grado sul crac da 14,5 miliardi di euro della Parmalat di Calisto Tanzi. Il presidente Francesco Maddalo ha spiegato alle parti che la camera di consiglio potrebbe chiudersi, per la lettura della sentenza per i 15 imputati potrebbe avvenire già sabato 21, e non lunedì 23 aprile alle 10.30 come inizialmente annunciato. La data esatta sarà comunicata venerdì.Oggi sono previste le controrepliche del difensore di uno degli imputati, Camillo Florini, e poi ci sarà spazio per eventuali dichiarazioni spontanee. Dopo di che la corte si ritirerà. In aula non c’è Calisto Tanzi, date le sue condizioni di salute. Incerta la sua presenza anche per il 21. Tanzi, detenuto dopo che la condanna inflitta a Milano è passata in giudicato, è ricoverato in regime di detenzione nell’ospedale di Parma (la decisione della Sorveglianza sulla richiesta di detenzione domiciliari è attesa per il 15 maggio). Per l’ex cavaliere del lavoro, il pg Alberto Candi ha chiesto un leggero aumento di pena, dai 18 anni del primo grado (per i giudici parmigiani l’ex patron è responsabile, tra l’altro, di bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere) a 18 anni e tre mesi. Riduzione di quattro anni, da 14 a 10, invece, per Fausto Tonna, ex direttore finanziario Parmalat, per l’applicazione delle attenuanti equivalenti. Richiesta di pene confermate, o ritoccate di qualche mese, per gli altri 13 imputati.Il presidente Maddalo ha anche già disposto per il giorno della sentenza l’accompagnamento di Calisto Tanzi, fatta salva la sua volontà di rinunciare ad essere presente viste le sue precarie condizioni di salute. Lo stesso Tanzi infatti aveva inizialmente chiesto di essere in aula oggi, ma alla fine ha rinunciato ad essere accompagnato a Bologna. Stamani, al termine delle controrepliche delle difese, ci sono state le dichiarazioni spontanee di due dei 15 imputati. "Non ho condiviso alcuna delle attività illecite – ha detto Domenico Barili, ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio – che era per me insospettabile, mentre ero impegnato in varie pari del mondo a creare reti di vendita, sviluppare nuovi prodotti, lanciare marchi". L’imputato, condannato in primo grado a otto anni, ha spiegato di essere "un ottantenne, un vecchio sfinito anche da otto anni di processo". Poco prima Fabio Branchi (commercialista di Calisto Tanzi, in primo grado condannato a cinque anni e quattro mesi) aveva detto di non capire "sinceramente cosa mi imputi, dato che ho solo lavorato, e non ho percepito emolumenti negli ultimi due anni".

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