Appalti, il ministro propone tre riforme


“Le procedure di appalto pubblico sono spesso ancora oggi, nonostante gli apprezzabili progressi intervenuti – anche sulla spinta della legislazione europea – poco trasparenti, molto complicate e sottoposte ad una elevata soggettività e discrezionalità. Occorrerebbe pertanto, a mio avviso, favorire tre ordini di riforme”: queste le parole pronunciate dal ministro per gli Affari Regionali, Maria Carmela Lanzetta (riportate dall’Ansa), in audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali. Il ministro propone di semplificare al massimo le procedure, anche mediante centrali uniche di acquisto; ridurre il più possibile la discrezionalità e l’incidenza del “fattore umano” nelle procedure, favorendone la maggiore oggettivizzazione possibile, attraverso l’utilizzo di strumenti informatici; garantire la massima trasparenza e pubblicità dei procedimenti amministrativi, così da favorire un sistema di controllo diffuso sulle scelte dell’amministrazione locale.

“E’ anche importante – prosegue Lanzetta – assistere le Amministrazioni locali e fornire loro l’adeguato supporto, nei percorsi di risanamento che conseguono allo scioglimento di Consigli comunali. In questo senso è fondamentale agire in chiave preventiva. Su questa strada, nella veste di ministro degli affari regionali, ho già annunciato alla Camera di voler proporre al ministro dell’Interno la possibilità di individuare insieme strategie operative che possano intervenire ancor prima dell’avvio di un procedimento così devastante e traumatico per le comunità locali quale risulta essere il dissolvimento degli organi elettivi”. Lo scopo principale “è sostenere e accompagnare il regolare svolgimento delle varie attività amministrative per consolidare e far emergere la parte sana della pubblica amministrazione locale”.

Sono stati 351 gli atti di intimidazione e minaccia nel 2013 nei confronti di amministratori e funzionari pubblici: quasi uno al giorno, con un aumento del 66% dei casi rispetto al 2010, distribuito tra 18 regioni, 67 province e 200 comuni. Un settore poi che merita di essere monitorato è quello relativo all’utilizzo dei beni confiscati: è necessario che la funzione pubblica a cui questi beni sono destinati – a valle del procedimento, pur complesso, di gestione e successiva assegnazione – risulti sempre effettiva e attuale.

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