Anno nuovo, pensione più lontana


©Trc-TelemodenaMODENA, 3 GEN. 2011 – Cambia la previdenza nel 2011 e non stiamo parlando solo dello scatto del terzo scalino, già previsto dalla riforma delle pensioni del 2007. A partire dal primo gennaio, l’età minima per l’assegno di anzianità è passata da 59 a 60 anni con almeno 36 anni di contributi versati, oppure 61 anni se gli anni di contributi sono solo 35; contemporaneamente sono entrate in vigore le nuove regole varate la scorsa estate sulla cosiddetta "finestra mobile", ossia la decorrenza della pensione: se prima, all’interno dell’anno, erano previste quattro finestre, ora, una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi bisognerà attendere 12 mesi prima di lasciare il lavoro. E per alcune categorie va addirittura peggio: chi infatti, nel corso della propria carriera lavorativa, ha avuto esperienze, anche se brevi, di lavoro autonomo dovrà aspettare addirittura 18 mesi, di fatto per gli autonomi sono necessari almeno 62 anni e mezzo per andare in pensione, regola, questa, che vale anche per i collaboratori a progetto. La finestra mobile si applica anche alla pensione di vecchiaia, 65 anni gli uomini e 60 le donne che diventano 61 e 66. Le norme sull’uscita mobile non riguardano i lavoratori che hanno maturato i requisiti entro la fine del 2010 e che quest’anno potranno andare in pensione di anzianità con le vecchie finestre di gennaio e luglio e con le quote valide nel 2010 (95 per i dipendenti e 96 per gli autonomi). Con le nuove regole viene cancellata di fatto la pensione di anzianità per le lavoratrici del privato che potranno lasciare il lavoro solo dopo i 60 anni, stessa età che serve per la pensione di vecchiaia. Ma cambia parecchio per le donne del pubblico impiego: da quest’anno, per ottenere la pensione di vecchiaia dovranno avere compiuto 61 anni, addirittura 65 dal 2012. Sarà ancora possibile l’uscita anticipata per anzianità con 60 anni di età e 36 di contributi, più il canonico anno di attesa così come previsto dalla manovra di luglio.“Quella del 2007 era una riforma delle pensioni e conteneva tutta una serie di passaggi graduali e tutele per i lavoratori e per i giovani che avevamo approvato, la manovra del luglio del 2010, invece, ha apportato novità gravissime che peseranno soprattutto sui più giovani”. E’ il commento di Augusto Casagrandi, direttore del patronato Inca della Cgil. “Con la legge del 2010 salta lo schema della precedente riforma, non è più valido quel patto intergenerazionale tra i lavoratori che vanno in pensione ora e quelli che ci andranno in futuro. I giovani saranno quelli che ci rimettono di più”.

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