Annamaria Franzoni: un giorno fuori dalla Dozza


BOLOGNA, 31 AGO. 2010 – Quella di oggi è stata una giornata particolare per Annamaria Franzoni. Il motivo non è per niente piacevole, ma se non altro le ha permesso di usire per la prima volta dal carcere di Bologna e rompere la monotonia con cui è costretta a convivere dal 21 maggio 2008. Detenuta dal 21 maggio 2008 per l’omicidio del figlio Samuele, la donna ha lasciato stamattina la sua cella per partecipare ai funerali del suocero Mario Lorenzi. Come anticipato da organi di stampa e come confermato dalla direttrice del carcere bolognese Iole Toccafondi, il giudice di sorveglianza le ha concesso di uscire dalla Dozza, anche se sotto scorta e per poche ore. La Franzoni ha raggiunto il marito e i due figli nella chiesa di San Procolo in via d’Azeglio, dove alle 10 è stata celebrata la messa per Mario Lorenzi, morto in ospedale dopo una lunga malattia. Suo figlio ha letto in chiesa una lunga lettera a lui dedicata. Appena terminata la cerimonia, la donna, uscita dal carcere in permesso per le esequie, è stata accompagnata da agenti della polizia penitenziaria in borghese in auto civili a Ripoli Santa Cristina, il paese appenninico in cui si è trasferita la sua famiglia, dopo aver lasciato l’abitazione che all’epoca dell’omicidio del piccolo Samuele occupavano a Monteacuto Vallese. La Franzoni ha partecipato a una brevissima cerimonia nella chiesa del paese, prospiciente il cimitero di Ripoli, dove nel pomeriggio ci sarà la tumulazione.Alla cerimonia ha partecipato anche uno dei suoi difensori, l’avvocato Paola Savio del foro di Torino. "Annamaria Franzoni è una donna sofferente per la perdita di un uomo perbene", ha detto. Ai cronisti che le chiedevano un’impressione sulla Franzoni, l’avvocato ha risposto: "Cosa volete che dica? Le è mancato l’uomo che più è stato vicino alla sua famiglia per otto anni", aggiungendo che c’é anche il dolore "per la sofferenza dei bambini e del marito. Ma non mi ha parlato delle pene della sua detenzione", ha chiarito l’avvocato Savio, che la difende insieme al collega torinese Lorenzo Imperato. Il legale ha precisato di aver partecipato alla cerimonia perché legata a Mario Lorenzi: "Questo era il primo motivo per cui ero in chiesa, solo questo, non motivi burocratici. Faceva piacere esserci e non me l’ha chiesto nessuno". E, riferendosi al suocero della Franzoni, ha aggiunto: "Era un uomo talmente perbene che meritava l’ultimo saluto anche da chi lo conosceva solo da tre anni". L’avvocato ha infine sottolineato che quello concesso alla Franzoni dal carcere "non è un permesso di quelli che solitamente vengono concessi in casi come questi" in quanto la donna è potuta uscire dal carcere per la prima volta e assistere ai funerali scortata dalla polizia penitenziaria. "Non è stato un privilegio – ha continuato l’avvocato – il fatto che vada ai funerali con la scorta lo dimostra"; e comunque "anche i giudici capiscono l’umana pietà".Tutte le operazioni di questa giornata – di lutto, ma anche di semilibertà – si sono svolte in un clima teso. A giornalisti e fotografi è stato impedito l’ingresso nella chiesetta e nel camposanto e sono stati tenuti a distanza anche dall’ultima casa in cui Annamaria Franzoni ha abitato prima di essere portata in carcere per espiare la condanna per l’omicidio di suo figlio Samuele. La donna, insieme a parenti e amici, si è intrattenuta nel giardino, ma al riparo da sguardi e obiettivi indiscreti.

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