Annamaria Franzoni, quel silenzio dal carcere


BOLOGNA, 9 NOV 2009 – Annamaria Franzoni, rinchiusa nella sezione femminile del carcere bolognese della Dozza per l’omicidio del figlioletto Samuele, dopo tutta la sovraesposizione mediatica degli anni passati ha scelto adesso la “linea del silenzio”. A spiegarlo è una dei suoi legali, Paola Savio, che la difende assieme a Lorenzo Imparato. L’avvocatessa è stata contattata dall’ANSA dopo un periodo di silenzio attorno alla protagonista del dramma di Cogne: la Franzoni entrò nel penitenziario di Bologna la notte tra il 21 e il 22 maggio 2008. Poche ore prima era diventata definitiva la condanna a 16 anni di carcere, ridotta a 13 dall’indulto. E il 7 ottobre, la donna, madre di altri due figli, si vide respingere dal Tribunale di sorveglianza l’istanza per gli arresti domiciliari.L’avvocatessa Paola Savio ha provato a spiegare questo silenzio: "Annamaria Franzoni non smette mai di urlare la propria innocenza. Coi familiari, le altre detenute, coi suoi legali. Ma teme il clamore. Ha già sperimentato su di sé il fatto che le attenzioni che riceve le si ritorcono contro. Si sente più protetta dal silenzio".Annamaria Franzoni conta i giorni aspettando di scavallare il limite di un terzo della condanna, quando potrà chiedere permessi premio per passare qualche giorno insieme ai figli e al marito. Già ora può comunque vederli sei volte al mese nella saletta ricevimenti della Dozza. Vede anche i suoi legali, almeno una volta al mese: "C’è da preparare il processo Cogne bis – spiega l’avvocatessa Savio – e poi un cliente costretto a lunghe detenzioni non si abbandona. E’ una situazione che resta aperta".La donna fa le normali attività carcerarie, ma non fa sport, perché non ci sono spazi nella piccola struttura ("Poi non so se faccia ginnastica in cella"), né fa cose come corsi di cucito. E ha "splendidi rapporti" con le altre detenute. Alcune, per la verita, si lamentarono, all’inizio. Sostenendo che a lei fossero concessi privilegi che ad altre non toccavano: "Non era così, ovviamente. Aveva lo stesso trattamento di tutti. E questo è un esempio di come il clamore le si ritorca contro. In realtà ha ottimi rapporti con le altre detenute. Per litigare bisogna essere in due. Lei non ha mai detto niente contro nessuno".Ogni tanto si vede con Wanna Marchi: "E’ normale. Sono lì entrambe. Poi non so se si siano scelte".

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