Anche la Cgil E-R sciopera per la cultura


BOLOGNA, 22 MAR. 2011 – In piazza contro una situazione "drammatica e inedita", che se non dovesse cambiare rischia di mettere in crisi un intero settore. Per questo anche in Emilia-Romagna il 25 marzo incroceranno le braccia i lavoratori del mondo della produzione culturale e dello spettacolo aderendo allo sciopero nazionale indetto da Cgil, Cisl e Uil. "L’Emilia-Romagna – ha detto Alessio Festi, segretario Slc-Cgil dell’Emilia-Romagna – rischia di accusare i tagli del governo, ancora più delle altre avendo la più alta intensità culturale italiana. Se i tagli saranno lineari rispetto a quelli nazionali, cosa che ancora non è dato sapere, il fondo unico per lo spettacolo in regione passerà dai 33 milioni del 2010 a 19 milioni. Molte realtà rischiano di chiudere prima ancora della pausa estiva". Tra le realtà a rischio, oltre al Comunale e al Duse di Bologna, anche il Festival Verdi di Parma. Festi ha denunciato il rischio di "desertificazione culturale" e il rischio disoccupazione per gli 8.500 addetti e per l’indotto. Il 14 marzo, i sindacati hanno incontrato la Regione per cercare di fare fronte comune nei confronti del governo e per tamponare la crisi. Viale Aldo Moro ha garantito che non aggiungerà i tagli regionali a quelli nazionali e si va verso un accordo per gli ammortizzatori in deroga per i lavoratori dello spettacolo che, in molti casi, non hanno diritto neanche alla disoccupazione. Un secondo incontro su questo tema è previsto per il 24. Intanto, il 25, sono previste iniziative in tutte le province: a Ferrara volantinaggio e presidi precederanno l’incontro pubblico al teatro comunale con l’attore Alessandro Gassman; a Ravenna, se si concretizzano gli accordi, dovrebbe intervenire l’attore Gigi Proietti; a Parma, presidio di fronte alla prefettura e prove d’orchestra aperte al pubblico; a Bologna, un concerto al Comunale sul tema dei 150 anni dell’unità. Nelle altre città, saranno aperti molti spazi culturali perché, ha spiegato Festi "in questa giornata di mobilitazione, vogliamo aprire contro il rischio di chiudere. Un segnale contrario a chi dice che con la cultura non si mangia".

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