Anche l’Emilia ha il suo Saviano, è Giovanni Tizian


MODENA, 12 GEN. 2011 – Dove sono gli anticorpi dell’Emilia contro la mafia? Se lo è chiesto spesso Giovanni Tizian, giornalista calabrese ma trapiantato a Modena dal 1995. Alla domanda, lui che da tanti anni mette in fila storie di infiltrazioni della malavita organizzata al nord, non ha ancora trovato una risposta. Nel frattempo però, in attesa degli anticorpi, sono arrivate le guardie del corpo. Sì perché Giovanni, non ancora trentenne, da due settimane ha cambiato vita. Non vive più da solo con la sua ragazza. Appresso si deve portare una scorta.Il programma di protezione doveva restare riservato. Poi un articolo della Gazzetta di Modena ne ha parlato. Da ieri è partita la corsa alle manifestazioni di solidarietà da parte dei politici, giornalisti, istituzioni. Giovanni però a passare per eroe non ci pensa proprio. Intervistato da Linkiesta, testata online con la quale collabora, dice “Il mio lavoro mi piace, continuo a farlo, né più né meno che prima, e certo tutto questo mi spinge a farlo al meglio, perché vuol proprio dire che da fare ce n’è tantissimo…”E le minacce subite sono arrivate proprio perché il lavoro svolto finora non ha menato il can per l’aia, ma ha colto nel segno. Nel suo ultimo libro "Gotica, ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea", Giovanni parla di imprenditori emiliani che cercano i favori dei clan per poi restarne fagocitati. Nei suoi racconti ci sono la corruzione elettorale, i voti di scambio, la droga, gli incendi e, appunto, le minacce. Le mafie in Emilia-Romagna ci sono eccome. La nuova vita di Giovanni, sotto scorta, suo malgrado ne è diventata una nuova prova. "Chi non vuol vedere dice che questo è un problema marginale. Ma è un problema marginale solo perché non si spara per strada?”, si chiede il giornalista intervistato da Il Fatto Quotidiano.Di trovarsi un giorno guardato a vista non ci aveva mai pensato. Nella "sua" Emilia dei sogni, Giovanni è arrivato sedici anni fa, in fuga dalla Locride. Nel cuore della Calabria, in un’estate del 1989, suo padre, un giovane bancario, cadde vittima di un agguato. Ammazzato a colpi di lupara l’omicidio non ha ancora dei colpevoli.Nonostante i rischi, Giovanni è convinto a proseguire il proprio lavoro di ricerca e narrazione. Sicuro che il proprio compito, come quello di tutti i giornalisti, sia lanciare dei segnali che spetta poi all’opinione pubblica cogliere, facendo sì che tutta la società diventi quel tanto invocato anticorpo contro il virus che dal sud ha messo radici al nord. La sua nuova quotidianità sotto protezione, ricorda quella che dal 2008 vive Giulio Cavalli, unico attore in Italia a girare scortato. Perché anche dal teatro, come dal giornalismo, possono arrivare messaggi che non piacciano alla mafia. Al link qui sotto riproponiamo cos’ha raccontato Giulio a viaEmilianet nel luglio 2009.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet