Anche Faenza dà l’addio al cardinal Pio Laghi


14 GEN. 2009 – Si sono svolti nella cattedrale di Faenza i funerali “romagnoli” del cardinale Pio Laghi. Alle dieci di stamattina il cardinale Achille Silvestrini (romagnolo di Brisighella) ha officiato il “secondo” funerale. Il primo si era tenuto in San Pietro alla presenza del papa Benedetto XVI. Accanto a Silvestrini anche l’arcivescovo di Faenza-Modigliana monsignor Claudio Stagni e il vescovo di Forlì-Bertinoro, monsignor Lino Pizzi. La salma di monsignor Laghi sarà tumulata nella cattedrale di Faenza. Diplomatico vaticano di rango, il cardinale Pio Laghi è morto nella notte tra il 10 e l’11 gennaio a 86 anni in un ospedale a Roma per un’insufficienza cardio-vascolare. Laghi, cardinale dal 1991, era stato fra l’altro delegato apostolico in Terra Santa all’epoca delle guerra dei tre giorni e amico personale di Golda Meir.Durante il funerale in Vaticano, che si è svolto ieri, il papa ha pronunciato un’omelia in cui ha ricordato l’intesa attività diplomatica svolta dal porporato, latore fra l’altro nel 2001 di un messaggio per il cessate il fuoco e la ripresa del dialogo presso Israele e l’Autorità palestinese. Durante l’omelia, il Pontefice ha citato alcune frasi dal testamento spirituale del cardinale, provato da una grave forma di leucemia, scritto lo scorso 14 novembre. "Accetto fin d’ora la morte che la Divina Provvidenza mi ha riservato – scriveva Pio Laghi – solo chiedo che i giorni della mia sofferenza siano, se possibile, abbreviati, anche per non dare troppo disagio a coloro che mi dovessero assistere". Ai funerali hanno partecipato, fra gli altri, il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, Mario Baccini, presidente della Federazione dei Cristiano popolari e il senatore a vita Emilio Colombo.Monsignor Pio Laghi è stato tra i “papabili” nel corso del passato conclave, anche se la sua posizione era precaria a causa del passato come nunzio apostolico in Argentina durante la feroce dittatura militare. Familiari delle vittime dei desaparecidos hanno più volte accusato l’alto prelato di non aver fatto abbastanza per opporsi al massacro, anzi di essere stato fin troppo vicino alla giunta militare del generale Videla. Una macchia che rimarrà comunque nella biografia di quello che è stato uno dei più colti e potenti uomini di Chiesa dei nostri tempi.

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