Amministratore di sostegno, in Emilia-Romagna è realtà


BOLOGNA, 23 LUG. 2009 – L’Emilia-Romagna valorizzerà la figura dell’amministratore di sostegno. Lo ha deciso l’Assemblea legislativa regionale approvando a maggioranza il progetto di legge per facilitarne l’applicazione in tutta la Regione, in conformità con la legge nazionale del 2004 a tutela delle persone private anche solo parzialmente dell’autonomia giuridica, per problemi fisici o psichici. La legge muove "da questi presupposti e restando nell’ambito delle competenze legislative regionali, nel rispetto della normativa statale, cui è costituzionalmente riservata in esclusiva la disciplina degli aspetti civilistici, giurisdizionali e processuali relativi a questo istituto". Accrescerne l’impiego in Emilia-Romagna è infatti l’obiettivo dei primi firmatari Marco Monari e Gianluca Borghi del Pd, seguiti da consiglieri di Sd, Pdci, Idv, Verdi, Sdi e Misto. Hanno votato contro solo Leoni di Fi-Pdl e Aimi di An-Pdl, mentre il resto di Fi e An, Lega nord, Udc e Per E-R si sono astenuti.Con questa legge, la Regione promuove e sostiene la conoscenza e la divulgazione tra i cittadini di questo istituto, nonché la formazione, l’aggiornamento, il supporto tecnico e informativo di chi si dedica a questo ufficio. In quest’ottica, la Regione può raccordarsi con altri enti o autorità e con il privato sociale. Il provvedimento prevede anche di istituire a livello locale elenchi dei soggetti disponibili e qualificati ad assumere l’incarico di amministratore di sostegno, e la creazione di strutture di consulenza in materia legale, economica, sociale e sanitaria, alle quali gli amministratori possano rivolgersi. Nella figura dell’amministratore di sostegno, il relatore Gianluca Borghi (Pd) ha sottolineato in particolare "il rilievo assunto dalla centralità della persona: non si deve infatti occupare solo della gestione finanziaria o patrimoniale, ma deve porsi come obiettivo primario la cura e la presa in carico del beneficiario, nel rispetto della sua autonomia e considerando il suo contesto di vita". Un provvedimento – ha detto Massimo Mezzetti (Sd) – che è "nello spirito della legge Basaglia e un salto di qualità rispetto ai tentativi, ai disegni politici di questi ultimi anni da una parte politica che intende tornare a ghettizzare i ‘diversi’. Occorre – ha aggiunto – ridisegnare una carta dei diritti delle persone in difficoltà". Giuliano Pedulli (Pd) ha apprezzato sia la legge nazionale che il provvedimento regionale, definito importante per "la messa in rete delle migliori esperienze, per l’informazione e la divulgazione di questa opportunità e per la formazione dei soggetti e degli enti disponibili". "Non ci sarà la mia complicità – ha detto Andrea Leoni (Fi-Pdl) – nel tentativo di favorire, con questa legge, alcune scelte di determinati giudici per consentire di introdurre anche l’eutanasia o il testamento biologico tra i compiti dell’amministratore di sostegno. Il rischio è che questa legge possa agevolarli. Senza contare che è solo una ‘legge spot’, senza finanziamenti". Silvia Noé (Udc) ha confermato l’astensione rilevando che "é importante che ci sia coinvolgimento e raccordo tra privato sociale e tribunali di riferimento. Altrettanto importante è l’impegno di precisare, nelle caratteristiche degli elenchi, il profilo del potenziale amministratore di sostegno, per quanto riguarda le sue attitudini, le sue competenze e le sue precise disponibilità". Per Gianni Varani (Fi-Pdl), astenuto anche lui e firmatario insieme alla Noé dei sette emendamenti presentati (quattro respinti), "occorreva chiarire meglio il ruolo centrale della famiglia e aiutarla ad aiutare chi ha bisogno, pur senza bypassare le normative nazionali. Ci voleva poi un segnale più forte di sussidiarietà orizzontale: nella formazione e informazione, nelle consulenze, si deve coinvolgere il mondo ‘no profit’ che già è fortemente impegnato nella gestione di questi problemi. Non va dimenticato poi che questa legge non quantifica alcuna risorsa". Anche Roberto Corradi (Lega nord), pure astenuto, ha auspicato che il provvedimento "non sia solo una bandiera, ma uno strumento concreto di aiuto per le persone deboli".

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