“Amianto blu nella Eternit fino al 1986”


TORINO, 20 GIU. 2011 – Nuove accuse nei confronti della Eternit alla ripresa della requisitoria nel maxi-processo ai vertici dell’azienda, proprietaria di uno stabilimento a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia. Il pm Gianfranco Colace, oggi in Tribunale a Torino, ha detto infatti che la multinzaionale continuò a utilizzare l’amianto blu, il più pericoloso, fino al 1986, l’anno della chiusura. Dopo avere osservato che l’amianto blu è "ancora più cancerogeno di quello bianco", il pm ha affermato che "per questa ragione" il minerale "era stato escluso dalla produzione delle lastre, anche se non del tutto: veniva utilizzato su esplicita richiesta dei clienti, come mostra un documento del 1980. Per motivi economici, tuttavia, fu conservato nella mescola utilizzata per la produzione dei tubi". "Abbiamo ordini di acquisto di ‘amianto blu’ dalla cava di Balangero per lo stabilimento Cavagnolo – ha riferito Colace – durante tutto l’arco del 1979. E già allora la sua pericolosità era ben nota, dopo il congresso di Saint-Vincent del 1971. E abbiamo anche numerosi documenti che ne certificano l’utilizzo". Colace ha ricordato che il problema dell’amianto blu fu sollevato dai sindacati negli anni ’70 e che l’azienda rispose che "serve per avere buone produzioni" e che comunque "c’é carenza di amianto". Nella requisitoria il pm ha parlato anche della condizione di pulizia dei quattro stabilimenti della Eternit in Italia – oltre a Rubiera ci sono quelli di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria) e Bagnoli (Napoli) – definita "deficitaria" e della presenza di amianto anche nei locali mensa, "dove – ha detto – i dipendenti indossavano gli stessi abiti da lavoro". Nel maxi-processo, Stephan Schmidheiny, miliardario svizzero di 64 anni, e Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, barone belga di 89 anni, sono chiamati a rispondere di disastro ambientale doloso (per l’inquinamento e la dispersione delle fibre-killer) e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro. Si procede per migliaia di casi di morte (o di malattia grave) per asbestosi, tumore al polmone e altre patologie. I fatti contestati vanno dal 1952 al 2008. Le parti civili ammesse dal Tribunale sono oltre seimila.

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