Amianto, 5 dirigenti Ogr condannati per la morte di 12 ferrovieri


BOLOGNA, 13 MAR. 2009 – Condanne a pene comprese tra due mesi e un anno per cinque dirigenti delle Officine grandi riparazioni (Ogr) di Bologna, accusati di omicidio colposo per la morte di dodici ex operai delle Ferrovie dello Stato uccisi dall’esposizione all’amianto. Le ha decise il giudice monocratico di Bologna Arnaldo Rubichi. Luigi Fiorentini, responsabile delle Ogr, Mario Gori e Giorgio Tescola, responsabili dell’ufficio centrale grande riparazione del materiale rotabile, sono stati condannati a un anno di reclusione, mentre Franco Cataoli, dirigente delle Officine, a dieci mesi. Due mesi, infine, per Antonino Lentini, responsabile dell’ufficio sanitario compartimentale di Bologna, in continuazione con una precedente condanna, del 2003, per la morte di altri due lavoratori. Assoluzione per altri due imputati, un dirigente tecnico e il responsabile dell’ufficio sanitario. Per entrambi, arrivati alle Ogr in periodi successivi rispetto agli altri imputati, il Pm Rossella Poggioli aveva chiesto l’assoluzione perché avrebbero cominciato a farsi carico delle "pessime e pericolose condizioni di lavoro in Ogr a Bologna". La sentenza ha anche stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di 50.000 euro che la Filt-Cgil, parte civile nel processo, devolverà all’Albea, l’associazione lavoratori bolognesi esposti all’amianto."E’ una sentenza che ha accolto in pieno la tesi dell’accusa e della parte civile relativa all’assenza totale di prevenzione alle Ogr, mentre in quegli anni la disciplina sulla tutela dall’asbesto e dalla polvere c’era da tempo", ha commentato l’avvocato Donatella Ianelli, legale della Filt-Cgil, dopo la condanna dei cinque dirigenti. Tale riconoscimento secondo la Filt evidenzia il ruolo che all’epoca il Consiglio dei Delegati dell’Officina e le organizzazioni sindacali hanno avuto nel fare emergere le gravi mancanze di prevenzione e attenzione in ordine al problema della esposizione all’amianto di centinaia di lavoratori, "consistite nel mancato rispetto delle normative poste a tutela degli stessi, e delle più elementari regole di protezione da parte delle Ferrovie dello Stato".Di diverso avviso Marco d’Apote, legale di Lentini: "L’opinione scientificamente condivisa per tutti gli anni 70 era che la pericolosità dell’amianto derivasse da concentrazioni enormemente superiori a quelle presenti in Ogr, mentre solo nel 1979 uno studio ha stabilito la pericolosità anche per quantità straordinariamente piccole. Ecco perché trovo la sentenza ingiusta", ha spiegato il legale.

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