Amazon e i bracciali elettronici


Amazon nella bufera per i braccialetti elettronici ai dipendenti. La politica accusa l’azienda di voler trattare i lavoratori come robot. Ma loro, i lavoratori, sono i meno dispiaciuti. “Le speculazioni riguardo l’utilizzo di questo brevetto sono fuorvianti”. Lo precisano da Amazon, tornando sul brevetto dei braccialetti per i dipendenti. “Ogni giorno, in aziende in tutto il mondo, i dipendenti utilizzano scanner palmari per il controllo dell’inventario e per spedire gli ordini. Questa idea, se e quando dovesse essere implementata in futuro – spiega l’azienda – verrà fatta nel pieno rispetto delle leggi e delle norme, con il solo obiettivo di migliorare il lavoro di ogni giorno dei nostri dipendenti nei centri di distribuzione. Muovendo le attrezzature verso i polsi dei dipendenti, le mani vengono liberate dall’utilizzo degli scanner e gli occhi non devono più guardare lo schermo. Tutte le tecnologie che abbiamo implementato fino a oggi hanno contribuito al miglioramento delle condizioni di lavoro nei nostri centri di distribuzione”. E l’ipotesi bracciale elettronico al polso dei lavoratori Amazon divide in due i dipendenti. Da un lato i sindacati, in prima linea le Rsu della Cgil, dall’altra quella di molti lavoratori dell’hub piacentino di Castelsangiovanni, che affermano di non sapere nulla o addirittura difendono a spada tratta il colosso americano. Il braccialetto “limiterebbe la libertà di movimento dei lavoratori – spiega Marco Pascai, Filcams Cgil – il dipendente sarebbe seguito passo passo sia nei movimenti che nel controllo del sito: caso si cercano soltanto la massima produttività e il massimo controllo”. “Introdurrei il braccialetto elettrico che dà la scossa quando il lavoratore è un fannullone – affermano invece due dipendenti ai cancelli – questa è un’azienda che ti dà tante cose: ti da il caffè gratis, i ticket restaurant, la palestra, la piscina, le navette. Chi viene qui a lavorare onestamente è contento e non fa polemiche”.

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