Amaro Averna, il gusto pieno della crisi


2 DIC. 2009 – Trasferimento in vista per il gruppo Averna, che ha deciso di imbottigliare il famoso amaro a Finale Emilia, in provincia di Modena, lasciando la storica sede di Caltanissetta. L’azienda ha avviato contatti con le organizzazioni sindacali per discutere del futuro dei lavoratori e decidere così il futuro dello stabilimento nisseno, dove si imbottiglia l’amaro nato agli inizi del ‘900 da una ricetta rimasta sempre segretissima. All’inizio sembrava che l’intera produzione venisse spostata alla modenese ”Casone Fabbricazione Liquori", che imbottiglia già l’Amaro Braulio della Valtellina e il Limoncetta di Sorrento, assieme ad altri liquori che realizza per conto terzi. Per certi versi si sarebbe trattato di un provvedimento già annunciato, visto che il gruppo Averna già collabora con la Casone dal 2003 e nel 2006 ha acquisito il 100% dell’azienda trasferendo in Emilia già una parte della produzione dell’amaro siciliano. La decisione è motivata dalla crisi del mercato degli alcolici, da qui l’esigenza di Averna di ridurre costi di produzione, di trasporto delle bottiglie e di personale. Ma poche ore dopo l’annuncio, la notizia è stata ridimensionata. "Il gruppo Averna non lascia la Sicilia. La nostra azienda continuerà a produrre l’amaro nella sua sede storica di Caltanissetta", ha detto Luisa Polizzi Averna, direttore Comunicazione dell’azienda siciliana leader nel settore dei liquori, smentendo con decisione le notizie di fonte sindacale circa una paventata chiusura. La manager assicura che il celebre amaro continuerà ad essere prodotto nello stabilimento di contrada Xiboli, mentre verrà trasferita alla Casone Fabbricazione Liquori di Finale Emilia, in provincia di Modena, solo la fase dell’imbottigliamento del prodotto. "E’ una delle tre aziende acquisite dal nostro gruppo – spiega Luisa Polizzi Averna – insieme alla Pernigotti di Novi ligure e alla Frattina, il marchio friulano leader nel settore delle grappe. Nello stabilimento emiliano imbottigliamo già una parte della nostra produzione. Si tratta di una scelta imprenditoriale legata a esigenze di mercato, ma che non vuole in alcun modo abbandonare Caltanissetta, dove continueremo a mantenere la testa e il ‘cuore’ della nostra azienda". Anche per quanto riguarda gli aspetti occupazionali, la manager rassicura i sindacati: "Non intendiamo licenziare nessuno dei nostri 70 dipendenti che lavorano a Caltanisetta, tutt’al più saranno riconvertiti in altre attività sempre all’interno della nostra sede storica dove operiamo dal 1868 e da ben cinque generazioni".

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