Altro che Pil, a crescere sarà la disoccupazione


BOLOGNA, 23 APR. 2010 – Crescita economica ridotta al lumicino e tenuta occupazionale sempre più in bilico. Sono scenari a tinte fosche quelli descritti dal centro di studi economici Prometeia nella sua relazione annuale. In Italia la disoccupazione è destinata a salire fino all’11%, mentre l’incremento del prodotto interno lordo si fermerà a all’1% nel 2010, per poi salire nei prossimi quattro anni all’1,3% di media. A preoccupare sono gli effetti sull’occupazione di questa non-crescita di Pil. Perché una previsione dell’11% di disoccupazione da qui al 2014 è un dato sconfortante che sottolinea come la crisi non abbia ancora manifestato tutti i suoi effetti sull’occupazione in Italia. L’industria continuerà a contrarre la forza lavoro ed il tasso di disoccupazione è destinato a salire fino all’11%, "tornando sui livelli massimi già visti negli ultimi 50 anni", precisa il rapporto.La ripresa sarà affidata alla reazione dell’industria – continua il rapporto – condizionata dall’entità della ristrutturazione avvenuta negli anni 2000. Prometeia ritiene che vi siano spazi perché la ristrutturazione avviata in molteplici forme negli anni 2000 riprenda, ma questo "non potrà avvenire come allora con un sacrificio tutto sommato modesto di occupazione: dovendo ripartire da un livello di produzione mediamente inferiore del 20% rispetto al periodo pre-crisi, le imprese nei prossimi anni potranno recuperare competitività sui mercati solo facendo leva anche sui costi e fra questi anche sui costi del lavoro".Le attività ripartiranno – osserva ancora il rapporto –  "ma con un minore impiego di manodopera ed il settore industriale così come in tutte le crisi precedenti, non recupererà la caduta di occupazione registrata durante la recessione". La moderazione salariale – prosegue l’indagine – permetterà di mantenere, ed in alcuni settori anche guadagnare, posizioni sui mercati internazionali, rafforzando la nostra industria. Il segno macroecononico di questo rafforzamento "sarà un contribuito positivo che le esportazioni nette daranno al Pil dopo 15 anni di contributi mediamente negativi".Dopo dieci anni – conclude il rapporto – anche l’Italia potrebbe avviarsi sulla strada della Germania, negli anni post-unificazione, recuperando competitività tramite una disinflazione dei costi interni, ma l’onere nel breve termine sarà pagato "in termini di una minore crescita della domanda interna al punto che nel 2014 saremo l’unico fra i grandi paesi europei a non aver recuperato i livelli di pil pre-crisi".

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