Almaverde, il bio cresce del 6,2% all’anno


Un marchio che racchiude tutta la filiera del biologico, dalla produzione alla distribuzione. E’ Almaverde Bio, gruppo leader italiano del settore con una base sociale composta da undici imprese specializzate a cui si è aggiunta la ‘Organic Food Retail’, società controllata da Ki Group – primario distributore italiano di prodotti biologici – che ha consentito l’apertura a Milano del primo punto vendita a marchio. Un ultimo tassello di una crescita lunga quattordici anni per questa società consortile nata nel 2000.

“Oggi – ha dichiarato il direttore, Paolo Pari – abbiamo raggiunto un fatturato alla vendita di quasi 60 milioni, con un incremento medio annuo del 6,2%. Il nostro percorso, che ha preso avvio nel 2000, è partito dall’ortofrutta e da una gamma di prodotti di base a cui si è aggiunta, in primis, la carne, che ha dato un impulso importantissimo alle vendite. Poi si sono aggregati altri importanti segmenti merceologici fino a raggiungere la nostra attuale disponibilità di oltre 400 referenze a marchio”.

E dire che, come racconta il presidente di Almaverde Bio, Renzo Piraccini, da pochi mesi insignito Cavaliere al merito della Repubblica e che può considerarsi, in Italia, una delle figure chiave del business ortofrutticolo, questo progetto è nato in maniera del tutto sperimentale, in una convergenza tra ricerca universitaria, intelligenza amministrativa pubblica e intraprendenza privata.

“Le buone idee – ha detto Piraccini – nascono e si realizzano se c’è un contesto positivo che le rende possibili. E in Emilia-Romagna, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 c’era questo clima. Lo si deve principalmente all’Assessore regionale del tempo, Giorgio Ceredi, che ha colto al volo le enormi potenzialità di questo modello proposto con grande intuito scientifico da Giorgio Celli. Io e Romeo Lombardi abbiamo colto al volo questa opportunità e grazie ai nostri soci produttori e all’entusiasmo dei collaboratori, abbiamo prodotto e presentato in Tv le prime fragole coltivate senza uso di sostanze chimiche di sintesi”.

Dalle prime fragole e da un biologico nato senza nessun intento ‘snob’ – tra le spinte a questo tipo di agricoltura ci fu uno studio dell’oncologo Dino Amadori, che evidenziò come i produttori ortofrutticoli, soprattutto in Romagna dove si producevano moltissime fragole e ortaggi in serra, avevano una percentuale di tumori allo stomaco di circa cinque volte la media nazionale legato all’uso di pesticidi – all’attuale boom di questi prodotti (i cui consumi tengono e anzi crescono nonostante la crisi) è stata una lunga cavalcata.

E ora, dopo l’affermazione in Italia, si punta all’estero. Come ha spiegato Pari, Almaverde Bio “ha raggiunto una notorietà ed una reputazione molto elevate sul mercato nazionale che consolideremo ulteriormente, negli anni a venire. Ma vogliamo oltrepassare i confini italiani con il nostro marchio, abbiamo segnali molto positivi da diversi Paesi della Ue. Nel 2013 il fatturato dell’export Almaverde Bio è aumentato del 30% sul 2012. Ed è su queste potenzialità che investiremo le nostre energie nei prossimi mesi”.

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