Allarme di Ance ER, continua il crollo dell’edilizia


BOLOGNA, 24 GIU. 2013 – Imprese che falliscono o chiudono, calo degli occupati, crisi del mercato delle compravendite: in tutta Italia, ma ancora di più in Emilia Romagna, il momento nero dell’industria edile non accenna a finire. E le previsioni mostrano il rischio di un ulteriore peggioramento nel prossimo biennio. E’ quanto emerge dal "Rapporto congiunturale dell’industria delle costruzioni in Emilia-Romagna" presentato oggi dall’Ance regionale nella sede di Unioncamere a Bologna. Tra il quarto trimestre 2008 ed il primo trimestre 2013 il settore delle costruzioni in Emilia-Romagna ha perso 46.300 occupati, -27,8%, dato peggiore rispetto a quello nazionale (-22,1%). Secondo i dati delle Casse edili provinciali nel quadriennio 2009-2012 si è registrata una perdita tendenziale delle ore lavorate pari al 34,1%. Circa un terzo delle imprese attive all’inizio della crisi oggi non esistono più. Tra il 2009 e il 2012 i procedimenti fallimentari sono aumentati di circa il 24%. In totale 827 imprese di costruzioni sono fallite. "Dopo un 2012 devastante – ha sottolineato il Presidente Ance Emilia-Romagna, Gabriele Buia – che ha registrato nella nostra regione una contrazione di attività del 6,5% rispetto all’anno precedente, anno peggiore dopo il terribile 2009, le nostre stime per il 2013 confermano il perdurare della crisi con un ulteriore calo degli investimenti in costruzione del 3,6%, il che significa una perdita del 30% in sei anni, stimabile in circa 5 miliardi". Dal Rapporto emerge come la crisi coinvolga quasi tutti i comparti con l’eccezione della riqualificazione degli immobili residenziali, cresciuta dell’11,1%: la produzione di nuove abitazioni, in sei anni ha perso infatti il 53,9%, l’edilizia non residenziale privata segna il 35,3%, le opere pubbliche, 38,2%. Boom anche della cassa integrazione: dal 2008 al 2012 il numero di ore autorizzate è quintuplicato, passando da 2,2 milioni di ore a 11 milioni. E nei primi cinque mesi del 2013 i dati segnalano un’ ulteriore crescita del 29,9% rispetto allo stesso periodo del 2012. "I dati del Rapporto evidenziano che il rinnovo degli incentivi fiscali seppur importanti non possono da soli determinare un’inversione di tendenza del ciclo recessivo – ha detto Buia – E’ necessario ben altro. Soprattutto è essenziale un cambiamento radicale nella gestione delle risorse pubbliche. Dal 1990 ad oggi, gli stanziamenti nel bilancio dello Stato registrano una riduzione del 42,6% delle spese in conto capitale, -61% per quanto riguarda la spesa in nuove infrastrutture, a fronte di un aumento della spesa corrente al netto degli interessi del debito pubblico del 30%". All’incontro ha partecipato l’assessore regionale alle attività produttive, Gian Carlo Muzzarelli e il collega alle infrastrutture, Alfredo Peri. "La situazione è drammatica – ha detto Muzzarelli – quella dell’edilizia, dai costruttori fino alla ceramica, è la filiera più grande in Emilia-Romagna. Solo attraverso la ripartenza di questo settore si può uscire dalla crisi". L’assessore ha infatti annunciato un tavolo regionale per affrontare specificatamente la crisi dell’edilizia, e un documento, già sul tavolo del presidente del Consiglio, Enrico Letta, per la rivitalizzazione delle politiche nazionali. Tra le proposte fatte da Ance: ridare liquidità al settore definendo un piano di rapido saldo di tutti i debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese; promuovere un accordo con gli Istituti di Credito per ridare ossigeno al settore; finanziare strutturalmente, almeno per i prossimi cinque anni, il bando ‘Giovani coppie ed altri nuclei familiari’. Puntare sulla semplificazione delle procedure e delle normative per incentivare gli imprenditori piccoli e medi a sviluppare iniziative sul territorio; Puntare su politiche strategiche per la città e definire strumenti operativi per la rigenerazione e riqualificazione urbana, anche nell’ambito del nuovo Quadro Strategico Nazionale 2014-2020.

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