Aldrovandi, la parola alla difesa


FERRARA, 29 GIU. 2009 – Al processo Aldrovandi tornano in scena, oggi e domani, le arringhe della difesa dei quattro poliziotti imputati per aver causato la morte del ragazzo. Per la prima volta in quasi trenta udienze, stamattina al Tribunale era assente Lino, il papà di Federico. Così come erano assenti anche i componenti del Comitato “Verità per Aldro”. Non se la sono sentita, loro, di “assistere per la terza volta alla trasformazione di Federico da vittima innocente a colpevole tossicomane”, hanno scritto in un comunicato.Non è si è discostato di molto dalle previsioni degli amici di Federico la versione dei fatti di Alessandro Pellegrini, primo difensore dei quattro poliziotti a prendere la parola stamattina. Pellegrini è il legale di Monica Segatto, l’agente di Alfa 2, la seconda volante giunta in via ippodromo la mattina del 25 settembre 2005. Secondo lui le accuse nei confronti dei poliziotti sono deboli e lacunose. “Difendiamo quattro persone che hanno fatto il loro dovere – sono state le parole nell’arringa dell’avvocato – Le droghe sono la causa dell’agitazione psicomotoria che ha innescato la vicenda, un mix micidiale di droga e alcol”. Si tratterebbe, dunque, di poliziotti del tutto innocenti. Ad aggredire per primo sarebbe stato Federico, ha spiegato Pellegrini: “Nessuna regola è stata violata dagli agenti”. Questi, secondo la ricostruzione dell’avvocato, avrebbero aspettato Federico immobili, senza mai colpirlo alla testa con i manganelli, ma solo alle gambe per atterrarlo.Anche per quanto riguarda i ritardi nei soccorsi, nessuna colpa è da attribuire agli imputati. “Se l’ambulanza è arrivata in ritardo la responsabilità non è loro ma di altri. La chiamata è stata effettuata alle 6 e 04”, ha precisato Pellegrini. Undici minuti però ci sono voluti per il suo arrivo, in una domenica mattina senza traffico.Le requisitorie della difesa erano in un qualche modo già state previste dalla madre di Federico, Patrizia Moretti. Sul blog dedicato al ragazzo chiede che i quattro agenti siano condannati “perché prima di incontrarli il cuore di mio figlio batteva sano generoso e forte. Sono colpevoli perché l’hanno ucciso procurandoli una sofferenza atroce, nella consapevolezza di farlo. Sono colpevoli – continua lo sfogo di Patrizia – perché hanno ucciso un bambino l’hanno voluto annientare, non volevano sentire le sue richieste di aiuto, non hanno ascoltato le sue parole, gli hanno chiuso la bocca contro l’asfalto e l’hanno schiacciato con tutto il loro peso e con tutta la forza e con le tecniche di cui si sono vantati al processo.”Dopo le udienze di oggi e domani, dedicate alle arringhe difensive, si tornerà in aula il 6 luglio per la sentenza.

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