Aldrovandi: “Dalla questura menzogne su menzogne”


FERRARA, 24 GIU. 2009 – Ieri al tribunale di Ferrara è stato il giorno di Alessandro Gamberini, il primo dei quattro avvocati di parte civile a parlare per conto della famiglia del diciottenne Federico Aldrovandi. "I genitori di Federico sono stati costretti ad una strenua battaglia per ottenere verità e giustizia per il figlio" ha ricordato nell’aula durante l’udienza del processo che vede sotto accusa quattro poliziotti per eccesso colposo nell’omicidio del ragazzo, avvenuto il 25 settembre 2005. Una battaglia, quella della famiglia, combattuta contro "menzogne su menzogne inventate per giustificare il comportamento dei quattro agenti, con tentativi da parte di colleghi della questura di proteggere il loro operato": "Loro mentono, e questa menzogna colpisce anche i colleghi imputati, secondo una logica di copertura corporativa, per non parlare di omertà" ha sottolineato Gamberini, che ha rilevato come fin dall’inizio "vi è stato un inquinamento ambientale che ha intaccato la ricostruzione del fatto e le relazioni dei periti medico-legali. Il tutto per rendere attendibile la versione fornita dagli imputati, che attendibile non è". Visto che, ha detto Gamberini al giudice, si è voluto solo "sottovalutare la violenza impiegata" quella mattina del 25 settembre di quattro anni fa: una tesi contraddetta dalle stesse parole di uno di loro, che ripete, registrato al telefono con la centrale, "lo abbiamo pestato di brutto per mezz’ora il ragazzo". La loro azione infatti, ha continuato l’avvocato, "ha travalicato i limiti ed é stata del tutto sproporzionata". Perché Federico "venne colpito col manganello più volte alla testa, come indicano le lesioni compatibili con i colpi da sfollagente". Ma fin dall’inizio tutto è sempre stato falsato, da quelle "menzogne" che si sono succedute. E Gamberini ha concluso sull’"aberrazione della dimensione domestica delle indaginì", indagini condotte dallo stesso corpo di polizia su quattro poliziotti. D’altronde, come ha poi sottolineato il secondo avvocato, Beniamino Del Mercato, la colluttazione e le indagini immediatamente successive svolte dalla questura sono sempre stati elementi intrecciati tra loro, in cui quattro imputati "non sono estranei o vittime, ma conniventi attivi di questa colleganza corporativa". Insomma, i quattro agenti sapevano e facevano di tutto per inquinare e coprire, aiutati dai colleghi. Del Mercato ha rincarato la dose sulle indagini "stentate che partirono male, malissimo quella mattina", e ha ricordato le relazioni di servizio furono redatte "solo la sera della tragedia, al termine delle non indagini dei colleghi in via Ippodromo". E gli accertamenti della polizia sul luogo della tragedia? Fatti "per intimidire i testimoni: lo si deduce dai timori di Anne Marie Tsagueu e Lucia Bassi (due delle testimoni chiave, ndr), ma chissà quanti altri hanno preferito tacere dopo la visita dei poliziotti". Oggi sono in programma le arringhe degli altri due legali di parte civile, poi il 29 e 30 giugno toccherà alle quattro difese. La sentenza è prevista il 6 luglio.

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