Alcar Uno: non ottocenteschi, la crisi mette a dura prova


Ieri, e nelle scorse settimane, le proteste davanti ai cancelli della ‘Alcar Uno’ di Castelnuovo
Rangone, con i manifestanti a bloccare l’ingresso dello stabilimento di lavorazione delle carni del Modenese per contestare l’avvicendamento di cooperative che operano al suo
interno in appalto, con conseguente ‘perdita’ di posti di lavoro. Oggi, la presa di posizione dei vertici dell’azienda che, in una nota, dicono “non siamo ottocenteschi: è la crisi che sta mettendo a dura prova le nostre attività”. “Il ciclo di lavoro delle carni fresche non può subire interruzioni – scrivono i fratelli Levoni, titolari dell’Alcar Uno di Castelnuovo e della Global Carni di Spilamberto -. Se non garantiamo le consegne, perdiamo i clienti. Tenuto conto che quest’anno dovremo registrare un calo dei volumi di carni lavorate quasi del 10% all’Alcar Uno e del 15% alla Global Carni, è facile immaginare quale ulteriore danno può provocare questa crisi. Non vorremmo arrivare a mettere in condizioni di rischio i 400 collaboratori che direttamente e indirettamente lavorano nella nostra filiera”. “La forte contrazione del mercato delle carni – aggiungono – ci ha portato, purtroppo, a ridurre in maniera consistente le linee di produzione della Global Carni. Pertanto, non è stato possibile riconfermare l’appalto che dava lavoro a 51 dipendenti di Alba Service. Gli altri 55 dipendenti sono stati invece tutti riassorbiti da una nuova società che continuerà a operare con Alcar Uno”. “Ora gli scioperi, ma soprattutto i blocchi selvaggi messi in opera dai Cobas con i conseguenti disordini che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, rischiano di fare precipitare la situazione”, proseguono i fratelli Levoni, rilevando che “per quanto riguarda le disdette contrattuali con la cooperativa Alba Service, vorremmo puntualizzare innanzitutto che i contratti di appalto che avevamo stipulato come Alcar Uno e come Global Carni erano perfettamente conformi alla normativa vigente e certificati dalla Fondazione Marco Biagi”. “Abbiamo riflettuto a lungo prima di rispondere alle pesanti accuse che ci venivano rivolte sui media in questi giorni – precisano – a seguito degli scioperi e dei blocchi dell’attività che hanno subito le nostre aziende. La consapevolezza di avere sempre portato avanti il nostro mestiere di imprenditori con la massima correttezza e nel pieno rispetto della legalità – osservano – ci induceva a non prendere in considerazione affermazioni false e al limite della querela e a concentrarci sempre di più sulle nostre attività, nell’ultimo anno messe a dura prova dalla crisi dei consumi che sta interessando tutto il settore delle carni”.

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