Al via l’appello per il crac Parmalat


BOLOGNA, 12 DIC. 2011 – Davanti alla terza sezione della Corte d’appello di Bologna, ha preso il via questa mattina il processo di secondo grado nei confronti di 15 imputati già condannati a Parma per il crac della Parmalat, definito dall’accusa del primo processo "la più grande fabbrica di debiti del capitalismo europeo". In aula erano presenti solo pochi imputati tra cui Domenico Barilli, ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio, e Luciano Silingardi, commercialista amico di Calisto Tanzi. Non c’era l’ex patron della Parmalat. Tanzi è attualmente detenuto su richiesta dei pm milanesi che hanno sostenuto l’accusa nel processo per i reati di borsa commessi dal Gruppo di Collecchio. Ma, secondo i difensori, Tanzi sta male. "E’ in condizioni di salute piuttosto precarie – ha detto l’avvocato Filippo Sgubbi – tanto è vero che abbiamo disposto una consulenza medica collegiale che verrà espletata la prossima settimana per valutare con compiutezza le sue condizioni di salute. Questo al fine di ripresentare un’istanza al tribunale di sorveglianza per porre fine ad una situazione profondamente ingiusta. Quella di una persona di oltre 70 anni che è in carcere, e che a nostro giudizio, in base alla legge, non dovrebbe starci, ma stare agli arresti domiciliari". "Pur di fronte alle obiettive difficoltà del tribunale di sorveglianza – ha aggiunto Sgubbi – per ragioni di organizzazione interna, ci auguriamo che la questione possa essere risolta in tempi brevi". Nei giorni scorsi erano circolate notizie relative all’intenzione della Procura di Milano di aprire un fascicolo sul viaggio in Ecuador di Tanzi nel 2003, in relazione al "tesoro" del patron che non è stato trovato. "Bisogna porsi il problema – ha detto l’avvocato Giampiero Biancolella, altro difensore di Tanzi – di come sia possibile che, quasi come un congegno ad orologeria, appena viene trattata una situazione importante come è l’appello, escano delle notizie a mio giudizio fantasiose, per non dire infondate, sul tesoro, notizie tese a screditare quanto Tanzi ha detto anche in relazione a soggetti terzi appartenenti al ceto bancario per i quali, pur rispettando la presunzione di innocenza, sono state pronunciate sentenze di condanna. D’altronde Tanzi ha spiegato 8.300 volte i motivi del suo viaggio in Ecuador, che non aveva nulla a che vedere con motivi finanziari".

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