Al processo Parmalat la verità di Beppe Grillo


PARMA, 23 MAR. 2009 – Inizia con una battuta sullo stato delle regole del mondo della finanza italiana: “Bisogna chiudere la Consob”, cioè l’autorità che vigila sulla Borsa. Beppe Grillo è a Parma da stamattina per testimoniare nell’ambito del processo Parmalat contro gli ex amministratori e sindaci della multinazionale alimentare. Prima di entrare in aula ha criticato Consob e in generale il mondo della Borsa italiana, responsabili a suo parere (ma non è certo solo in questa tesi) dei mancati controlli che sono alla base del ‘crac’ del 2003: "Bisogna chiudere la Consob", ha detto il comico genovese. "Negli Stati Uniti se fai una cosa così ti becchi 25 anni di carcere", ha continuato Grillo parlando con i giornalisti che gli chiedevano quale sarebbe stato l’esito del processo, soprattutto in relazione ai risarcimenti chiesti dai risparmiatori italiani."Bisogna risarcire le mucche", ha risposto il comico. Secondo Grillo, il crac Parmalat nasce da "una allucinazione" messa in piedi dai dirigenti del gruppo di Collecchio e dalle banche.LA DEPOSIZIONE"Avevo appena terminato un mio spettacolo al Palazzetto dello Sport di Parma, dove parlavo di economia e bilanci, soprattutto di Fiat-Telecom. Più tardi andai a cena con un ex dirigente di Parmalat, il dottor Barili (Domenico, ex direttore marketing della multinazionale, ndr), che mi disse: ‘hai parlato di Fiat e Telecom, ma non di Parmalat che in un regime di economia normale, in un paese normale, sarebbe fallita’". Così ha detto Beppe Grillo in avvio della sua testimonianza di fronte al tribunale per il processo Parmalat. Lo spettacolo a cui ha fatto riferimento il comico genovese si è tenuto tra l’aprile e il maggio 2001."Barili mi disse anche che Parmalat aveva debiti per 13.000 miliardi", ha spiegato Grillo, che ha poi inserito queste informazioni in uno spettacolo successivo, senza però citare la fonte. Barili all’epoca era vice presidente del gruppo alimentare. "Era stata una conversazione amichevole – ha continuato Grillo – seduti al tavolo di un ristorante. Un altro problema di cui abbiamo parlato è come fosse possibile che queste informazioni non uscissero sui media nazionali".Alla domanda della Pm Lucia Russo, se Parmalat avesse mai protestato per i riferimenti ai bilanci falsi che il comico aveva fatto in alcuni suoi spettacoli, Grillo ha risposto che: "l’azienda non ha mai protestato". Grillo ha spiegato di avere trovato alcune informazioni sull’indebitamento della Parmalat prima del crac del 2003 sul sito della Banca d’Italia, dove era presente una lista delle aziende italiane maggiormente indebitate. Al termine dell’udienza, ai giornalisti che gli hanno chiesto come mai secondo lui queste informazioni non fossero state divulgate, Grillo ha risposto che la ragione va ricercata in una "questione di interessi". L’INTERVISTA IMPOSSIBILEDurante il processo, uno dei legali di Tanzi, Fabio Belloni, ha disapprovato il comportamento di Beppe Grillo che, prima di presentarsi in aula, è andato a suonare il campanello, insieme a una troupe televisiva, ai cancelli della villa dell’ex patron di Collecchio. “L’intenzione era quella di intervistarlo” ha detto Belloni al presidente del collegio giudicante Eleonora Fiengo chiedendole di assumere provvedimenti. "Quello che avviene fuori da quest’aula non è di nostra competenza", ha risposto il giudice.   

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