Al di là della crisi


BOLOGNA, 29 SET. 2009 – Cosa ci sarà dopo la crisi? E’ attorno a questo quesito che si è sviluppato il convegno organizzato lunedì 28 settembre da CNA Emilia-Romagna. Un’occasione per fare il punto della situazione economica regionale alla vigilia di un autunno che si preannuncia piuttosto difficile, ma che fa trasparire qualche timido segnale di ripresa. Il governatore Vasco Errani, intervenuto assieme a Andrea Boitani, professore ordinario di economia politica all’Università Cattolica di Milano, e Ivan Malavasi, presidente nazionale di CNA, non si è sottratto a questo compito. E ha spiegato come la Regione e il Paese intero devono attrezzarsi per tornare a crescere. Ma ad aprire i lavori è stato Quinto Galassi, che ha tenuto il suo ultimo discorso come presidente di CNA Emilia-Romagna, in attesa che nella seconda parte della serata l’Assemblea della Confederazione eleggesse il suo successore.Galassi ha esordito sottolineando la profonda diversità tra lo scenario di quattro anni fa, in cui è cominciata la sua presidenza, e quello attuale. Oggi infatti l’Emilia-Romagna, assieme alle altre regioni del centro-nord, sta soffrendo particolarmente il crollo della domanda internazionale nei settori manufatturieri, "che avevano sostenuto la ripresa degli scorsi anni con le perfomance dell’export". E oltre a trovarsi costretta "ad organizzare ex ante la flessibilità per rispondere alle oscillazioni sempre più frequenti del mercato", la Regione deve anche fare i conti con una crisi di competitività e di sosteniblità che richiedono "nuove idee motrici in grado di rigenerare le premesse dello sviluppo". L’assenza di politiche nazionali efficaci e la persistenza di nodi strutturali irrisolti all’interno del nostro Paese – secondo Galassi – hanno portato il nostro sistema produttivo ad organizzare il proprio sviluppo attorno alle comunità locali. E’ nato così quel "capitalismo del territorio" che si è organizzato in distretti, in filiere e in reti facendo del "sistema di relazioni" la propria arma competitiva. CNA Emilia-Romagna si è inserita in questa struttura, sfruttando la buona efficienza amministrativa pubblica regionale e assumendo in breve tempo "una funzione di snodo fondamentale del sistema associativo, sia verso le Associazioni provinciali che verso la Confederazione Nazionale". Il nuovo concetto-chiave è diventato quello di impresa-rete e l’obiettivo è "la costruzione di un’alleanza strategica in grado di dare più voce e più ruolo alla piccole e medie imprese". Per realizzarlo – ha ricordato il presidente regionale – si è deciso di guardare anche all’Europa, avviando un’azione denominata "Small Business Act" volta a sostenere lo sviluppo delle PMI mediante la creazione di una ambiente realmente favorevole alle loro attività.Questa nuova sfida è stata ben accolta dalle imprese, tanto che il sistema associativo della CNA Emilia-Romagna è ulteriormente cresciuto negli ultimi quattro anni. Dai 70160 associati del 2005, si è passati infatti ai 73567 nel 2008. Quinto Galassi ha ricordato con particolare soddisfazione la forte presenza di imprenditrici donne e di giovani imprenditori, che hanno superato il 30% degli iscritti. Arrivano al 12,4%, invece i dipendenti extracomunitari presenti sul totale dei lavoratori delle ditte cui CNA gestisce le buste paga. Ma un contributo decisivo ad una forte integrazione delle risorse arriva dall’ultimo grande risultato della presidenza uscente: l’integrazione fisica di tutte le strutture del sistema regionale che si è realizzato con la nuova sede.Anche il presidente della Regione Vasco Errani, nel corso del suo intervento, ha insistito sul concetto di coesione come via d’uscita dall’attuale fase di recessione. "La sfida più grande per l’Emilia-Romagna – ha detto – è tenere alto il livello di coesione sociale della nostra comunità, che nel passato chi ha fatto diventare grandi". Secondo il governatore, è necessario lavorare sui fattori identitari guardando al futuro e confrontarsi con i processi di straordinario cambiamento a cui stiamo assistendo. L’invecchiamento della popolazione, l’incremento degli immigrati e la ripresa demografica sono infatti dei fattori che fino ad ora non si erano mai verificati contemporaneamente. Ed è per questo che Errani non considera questa crisi come un fenomeno ciclico, ma come un avvenimento "epocale, di straordinaria qualità". Ormai sono cambiati le gerarchie del potere – "il G8 è diventato G20 e chissà se, malgrado l’allargamento, l’Italia riuscirà a rimanerci dentro" – e anche il rapporto tra finanza ed economia. La politica è tornata prepotentemente in campo e c’è un modello di sviluppo che è stato messo in discussione, "così come la relazione tra produzione, consumo energetico e ambiente".Ma di fronte a tutto questo, l’Italia cos’ha fatto? La risposta di Errani è stata piuttosto severa. "Da uomo delle istituzioni – ha ammesso – quello che mi preoccupa di più in questa fase è la mancanza di una strategia. Il problema è che non ci sono politiche industriali, indispensabili per attivare l’innovazione nel nostro Paese". Il governatore si sofferma in particolare sull’assenza di un Piano Nazionale Energetico: un vuoto ancora più drammatico se si pensa che in questo periodo tutto il mondo sta investendo sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili. Ma in Italia c’è bisogno anche di un nuovo patto sociale che punti a creare una "nuova fedeltà fiscale", di incentivi per l’innovazione e la ricerca "erogabili solo a chi collabora e accetta questo nuovo corso" e di più crediti alle imprese, "per fluidificare il rapporto tra le banche e le PMI". Dal canto suo, l’Emilia-Romagna può dire di averci già pensato. Errani ha ricordato come il Patto Anticrisi messo a punto dalla Regione dimostri l’esistenza di politiche precise in campo industriale e nel welfare. "Il sostegno alle piccole e medie imprese – ha sottolineato – è garantito dagli ammortizzatori sociali in deroga e si basa sul ruolo sempre più fondamentale dei consorzi". Ma non basta, ora bisogna accellerare. E il governatore sa già su cosa puntare: sull’energia verde. Investimenti per un miliardo di euro serviranno a costruire nuovi poli tecnologici e a creare aree ecologicamente attrezzate e impianti fotovoltaici. "Dobbiamo diventare – ha promesso il presidente – la regione leader in Italia nel risparmio energetico e raggiungere gli standard della Germania".

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