Al di là del filo spinato


BOLOGNA, 26 MAR. 2010 – Seimila persone in un Paladozza gremito. Altrettante fuori per essere comunque vicini all’evento dell’anno. In strada, raccolte in 200 piazze di tutta Italia munite di altrettanti megaschermi, tante altre migliaia di persone. Questi i partecipanti "reali", nel senso che si possono contare, di "Rai per una notte", puntata speciale di Annozero andata in scena a Bologna. Poi, come in ogni trasmissione, c’è il pubblico da casa, molto più numeroso, che, alla faccia della par condicio, si è collegato alla diretta. E nonostante i fili spinati il percorso è stato piuttosto agevole: mai come stavolta, infatti, l’offerta di canali alternativi sintonizzati su di uno stesso evento è stata così vasta, dal digitale satellitare a quello terrestre fino a una fitta rete di tv locali. Senza contare internet, la cui stima di utenti connessi a siti con lo streaming della serata ha superato quota duecento mila. E’ il segnale di ritorno degli abbonati Rai. La risposta all’imposizione del black out pre elettorale ai talk show d’approfondimento. La mordacchia che si trasforma in megafono. Guardando allo schieramento di tutta la tecnologia, emittenti e siti internet messi in campo per scavalcare la censura, fare un parallelo con l’epoca fascista può sembrare fuori luogo. "Noi non siamo al Fascismo, ma certe assonanze possono preoccupare", ha però sottolineato Michele Santoro all’inizio della trasmissione in un appello rivolto al presidente Napolitano. Poco prima, in onda, erano andate le immagini di Benito Mussolini accostate a quelle di Silvio Berlusconi.Nell’introduzione di Santoro, il ricordo di Radio Libera Partinico, l’emittente del sociologo Danilo Dolci di cui ieri ricorrevano i quarant’anni della chiusura da parte della polizia. Anche nel 1970 l’appello lanciato da Dolci riguardava l’art. 21 della Costituzione che recita: "tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione". "Cosa vuol dire tutti? – ha chiesto retoricamete Santoro – Tutti escluso noi?".In un recinto di filo spinato ha partecipato alla puntata Loris Mazzetti, capostruttura di RaiTre sospeso dieci giorni per aver scritto su "Il Fatto Quotidiano" i grandi errori che contraddistinguono la gestione dell’azienda pubblica in questi ultimi mesi. Non solo di libertà d’espressione si è parlato in "Rai per una notte". Il tema della crisi economica è stato affrontato dando la parola alle operaie in cassa integrazione della Omsa di Faenza, azienda che, ha spiegato una dipendente, "non chiude per crisi ma per fare più soldi spostando la produzione in Serbia". Un altro pezzo dell’Emilia-Romagna che paga il prezzo della recessione è stato rappresentato ieri sera dai lavoratori della Nuova Renopress di Budrio, una fonderia le cui attività volgono al termine.A un certo punto della diretta una parola viene pronunciata in una video intervista a Mario Monicelli: rivoluzione. Il regista ne spera una che possa salvare l’Italia. Per quanto si è visto dentro e fuori dal Paladozza, compresa la miriade di tv e siti internet collegati, il termine non è così esagerato. "Aver usato la parola rivoluzione è un fatto liberatorio in una sera della libertà. Siamo arrivati al punto che quando uno dice la parola rivoluzione poi se ne deve vergognare", ha commentato Santoro.

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