Agroalimentare, una filiera moderna contro la crisi


PARMA, 9 MAG. 2012 – Con il convegno "La valorizzazione delle filiere agroalimentari del paese Italia", organizzato da Cariparma Credit Agricole con Istat, Nomisma e Federalimentare, il Cibus ha scattato oggi la fotografia della filiera agroalimentare italiana. Un ritratto che sottolinea l’elevata numerosità degli operatori, l’estrema polverizzazione dell’offerta produttiva e la ridotta organizzazione commerciale delle imprese. Ma anche l’esigua presenza di imprese agricole e alimentari di dimensioni medio-grandi, un grado di concentrazione nella fase distributiva ancora non allineato agli altri paesi europei e, infine, la dipendenza dall’estero per molte produzioni.Un sistema, hanno detto i relatori, che ha bisogno di essere modernizzato anche se i ritardi del sistema Paese pesano sul comparto. In particolare le imprese italiane devono scontare un deficit infrastrutturale nel sistema dei trasporti accompagnato dal prezzo dell’energia elettrica, dall’Iva ampiamente al di sopra degli altri Paesi europei – in particolare Spagna e Regno Unito – e dalla crisi dei debiti sovrani che ha accentuato i ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Su tutto questo la crisi. "Una debolezza del mercato interno che può essere superata solo puntando all’export – ha sottolineato Roberto Monducci, direttore del dipartimento per i conti nazionali e le statistiche economiche di Istat – Il settore ha tenuto bene la crisi del 2009 e anche oggi mantiene un tasso di crescita significativo, considerando anche il contesto, ma resta troppo esposto nei mercati esteri tradizionali, come quelli europei. Si pone quindi il problema di riposizionarsi su mercati più lontani e questo non è facile". Ma il settore va tutelato. L’industria alimentare in Italia rappresenta infatti il quarto comparto per numero di imprese – circa 55mila, il 13% del totale manifatturiero – e impiega circa 400mila addetti.

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