Agroalimentare, crollati produzione e redditività


BOLOGNA, 24 MAG. 2010 – La crisi dell’economia intacca i risultati del sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna. E oltre alla recessione a condizionarne l’andamento ci sono la concorrenza internazionale e le politiche comunitarie, che oggi, per le singole produzioni, non rappresentano più l’ombrello protettivo di una volta. Nel 2009 il calo della produzione vendibile in regione è stato del 6,2%. Un andamento meno critico rispetto a quello nazionale (-9%), ma pur sempre preoccupante, come emerge dal Rapporto agroalimentare 2009, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e da Unioncamere, presentato oggi a Bologna.La contrazione, dovuta in gran parte al crollo dei prezzi, si è fatta sentire anche sui redditi delle aziende agricole, calati del 24%. Una riduzione che rischia di avere conseguenze pesanti per molte realtà, da tempo costrette a produrre sottocosto, soprattutto nei comparti che hanno avuto maggiori difficoltà, come frutta e lattiero-caseario. Il 2009 è stato particolarmente difficile per i cereali che hanno registrato perdite intorno al 35%. Stesso discorso vale per la frutta, si veda l’esempio delle pesche e nettarine, le quali hanno perso oltre il 50% delle quotazioni su base annua.Il Rapporto ha registrato un calo di fatturato, con l’1,7% in meno rispetto al 2008, dell’industria alimentare e un forte aumento sia della cassa integrazione ordinaria (+253%) che straordinaria (+43%). Inoltre c’è stato un rallentamento nell’erogazione del credito agrario (+0,6% sul 2008) e un calo dell’export (-5,1%), il cui peso però, rispetto al valore complessivo delle esportazioni regionali, è tornato a crescere, superando il 10%. Per quanto riguarda l’export i numeri non sono negativi per tutti i prodotti: le esportazioni di Parmigiano-Reggiano, prosciutto, vini e prodotti biologici sono infatti aumentati. Così come cresciuta è l’occupazione, soprattutto autonoma.Da recuperare c’è però la redditività delle imprese, che non dipende solo dal calo dei consumi e dal crollo dei prezzi delle produzioni. "C’è anche una erosione – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni – cominciata da alcuni anni di carattere strutturale come la forbice tra prezzi e costi di produzione, oneri burocratici, accentuarsi dello squilibrio commerciale rispetto alla grande distribuzione".Nonostante il calo di consumi e di vendite e la già forte presenza della grande distribuzione, in Emilia-Romagna nel 2009 sono aumentati ipermercati (+4,5%) e soprattutto discount (+8,3%). Per far fronte a questa situazione – ha ricordato Rabboni – la Regione agisce sia con interventi anti-crisi che con una politica che mira a rendere più competitivo il sistema agroalimentare regionale. Come la sburocratizzazione delle procedure per le imprese e lo sviluppo delle pratiche on line, il sostegno al ricorso sempre maggiore agli accordi interprofessionali, iniziative sul fronte del credito, in particolare in comparti come Parmigiano Reggiano, suinicoltura, pesche, aumento dei fondi per la ricerca.Nel 2009 i finanziamenti di origine comunitaria destinati all’agricoltura emiliano-romagnola sono cresciuti quasi del 50%, con 710 milioni di euro, di cui quasi 544 di parte europea, il resto cofinanziato da Stato e Regione. Gli stanziamenti complessivi per l’agricoltura del bilancio regionale sono stati pari a 88,8 milioni, con un grado complessivo di utilizzo delle risorse superiore all’80%.

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