Agricoltura, una voragine di sprechi d’acqua


10 OTT. 2011 – Il Libro blu dedicato allo spreco di acqua, la cui presentazione apre la Giornata europea contro lo spreco di sabato 14 a Bologna, indaga gli sprechi del settore idrico. Ogni giorno ognuno di noi utilizza grandi quantità di acqua per bere, cucinare e lavare, ma ancor di più, in modo indiretto, per produrre il cibo che consumiamo. Pur essendo una risorsa rinnovabile l’acqua è comunque scarsa. Infatti solo circa lo 0,001%, sui circa 1,4 miliardi di Km3 d’acqua presenti sul pianeta, è effettivamente a disposizione del consumo umano. Come sottolinea la World Bank "L’acqua la possiamo contenere, incanalare, raccogliere, purificare, confezionare, trasportare e trasformare, ma non la possiamo “produrre”".Il 70% dei consumi di acqua dolce è impiegata nel settore agricolo, per la produzione di un chilo di carne di manzo, ad esempio, sono richiesti 16 mila litri di acqua, mentre per produrre una tazza di caffè ce ne vogliono 140 litri. Dietro ai pasti che consumiamo quotidianamente ci sono enormi quantità di acqua, circa 3600 litri per un’alimentazione a base di carne o 2.300 litri per una dieta vegetariana. Ma fino a quando il cibo che produciamo lo consumiamo, tutto può trovare una giustificazione, ma possiamo dire la stessa cosa quando utilizziamo acqua per produrre cibo che, per mere ragioni commerciali, non raggiungerà mai la nostra tavola?Gli sprechi d’acqua nel reparto ortofrutticolo sono ingenti. In Emilia-Romagna basta guardare a quanto accaduto per le ciliegie. Il 20,52% della produzione (27.116 tonnellate) è rimasto sugli alberi. In termini idrici fanno 50.601.206 metri cubi di acqua virtuale impiegata per quella coltivazione. Complessivamente, il residuo in campo del comparto ortofrutticolo in Emilia-Romagna è pari a 105.624 tonnellate, e a 94.618.882 metri cubi di acqua virtuale sprecata".

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