Agricoltura, meno aziende ma più grandi


BOLOGNA, 10 DIC. 2012 – Adeguarsi alla crisi per mantenere alta la competitività. In dieci anni l’agricoltura del nord Italia ha radicalmente cambiato faccia, e lo ha fatto per restare al passo con un contesto economico e sociale anch’esso in rapido mutamento. La prima conseguenza è stata il calo del numero di aziende attive, inferiore di un terzo rispetto al 2000. Le oltre 33mila rimaste, però, hanno aumentato la loro dimensione media, passata da 8,3 a 11,5 ettari. Un quadro in cui l’Emilia Romagna non fa eccezione, come descritto dai risultati definitivi del Sesto Censimento Generale dell’Agricoltura, curati dall’Istat e presentati oggi a Bologna.A soffrire maggiormente sono le aziende della montagna, diminuite del 45 per cento. Dato che va di pari passo con il -21 per cento di superficie coltivata, a causa di un abbandono che lascia sempre più spazio ai boschi. E mentre cala anche il numero di giornate lavoro, aumentano le forme societarie e il numero di stranieri utilizzati come manodopera: ormai sono oltre 29mila, il 14 per cento del totale. E il cambiamento dell’agricoltura emiliano-romagnola passa anche, giocoforza, attraverso la ricostruzione post-terremoto, a cui sono state dedicate risorse specifiche con il Piano di Sviluppo Rurale, che si affianca ai 6 miliardi stanziati dall’ordinanza per le attività produttive. Le domande vanno presentate entro il 10 gennaio 2013, e la Regione assicura che i finanziamenti verranno rilasciati entro il mese di marzo.

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