Agricoltura, in regione è sempre più sostenibile


BOLOGNA, 22 LUG. 2011 – Ammontano a 584 milioni le risorse già impegnate, sui 1.057 milioni del Programma regionale di sviluppo rurale 2007-2013. La verifica sui risultati dei primi tre anni di attività rileva che al 31 dicembre dello scorso anno risultava impegnato il 55% del totale del budget di risorse pubbliche disponibili per l’agricoltura per il periodo 2007-2013."Siamo incamminati verso quell’agricoltura più competitiva e più sostenibile che è la cifra della modernità", ha sottolineato l’assessore regionale Tiberio Rabboni, presentando i dati in Regione. "Il rendiconto ci dice che il sistema funziona e, pur in un momento di difficoltà, rivela novità positive con un allargamento importante delle imprese beneficiarie e con risorse spese soprattutto per sostenere i punti deboli della nostra agricoltura: i giovani titolari di impresa, l’agricoltura di montagna, i processi di ammodernamento del settore e lo sviluppo sostenibile delle attività agricole".L’assessore ha annunciato che la Regione a settembre emanerà un nuovo bando per sostenere i progetti di filiera nel settore lattiero-caseario; 19,5 i milioni di euro disponibili. I soggetti beneficiari, al termine dei primi tre anni, sono stati 19 mila, superando il totale della programmazione 2000-2006 quando furono 15.800.Il 96% di chi ha ricevuto il finanziamento è un titolare di una azienda agricola. I giovani (che rappresentano l’8% del totale) hanno ottenuto il 19% delle risorse fin qui impegnate e il 32% dei contributi per l’ammodernamento delle imprese agricole. Le aziende beneficiate coinvolgono una superficie agricola di 490 mila ettari (il 46% della superficie agricola regionale). Altro risultato importante è quello relativo all’agricoltura di montagna, che ha ricevuto il 35% dei finanziamenti (200 milioni) pur rappresentando, secondo i dati relativi all’ultimo censimento, l’11% delle imprese del settore in regione.I dati testimoniano della vitalità di un settore che – pur in una fase di grande difficoltà che si è tradotta negli ultimi dieci anni nel calo del 42% delle imprese attive – investe in produzioni naturali, biologiche o tipiche della montagna, in commercializzazione riconoscibile, nel turismo del territorio e dell’enogastronomia, nella forestazione produttiva e nelle fonti energetiche rinnovabili.Anche il settore biologico è ampiamente rappresentato fra i beneficiari del programma: le aziende agricole certificate che hanno ottenuto finanziamenti sono infatti 2.400, pari al 91% degli operatori biologici emiliano-romagnoli, per un totale di 181 milioni (il 34% dei contributi complessivi). A livello di settore produttivo, gli interventi finalizzati all’ammodernamento delle aziende agricole, pari a 146 milioni di contributi, hanno generato un volume di investimenti complessivo di 387 milioni, di cui il 24% è stato diretto ai formaggi Dop come Parmigiano reggiano e Grana padano, mentre quote rilevanti sono state assorbite dal settore della frutta fresca (17%), del settore vinicolo (11%), dall’ortofrutta trasformata (9%) e degli ortaggi freschi (9%).Per ciò che riguarda le imprese di trasformazione e distribuzione, gli investimenti complessivi sono stati di 268 milioni, per un totale di 88 milioni di contributi. I settori produttivi prevalenti sono stati ancora i formaggi Dop (21%), la trasformazione delle carni suine (18%), il vitivinicolo (15%), l’ortofrutta trasformata (13%). Il Psr prevede risorse regionali anche per il sostegno allo sviluppo dei progetti di filiera, cioè di nuove forme di organizzazione economica e commerciale degli agricoltori con l’obiettivo di accrescere il valore delle loro produzioni sul mercato e nei rapporti con l’industria alimentare e con la distribuzione.Nel dettaglio, i progetti di filiera sono basati su un accordo contrattuale tra imprese che operano nell’ambito di uno stesso segmento produttivo e presuppongono un’ aggregazione fra differenti soggetti economici che assumono così specifici impegni in funzione di obiettivi comuni.Il Psr ha finora finanziato, con 106 milioni, 67 progetti di aggregazione di filiera tra agricoltori, trasformatori e distributori in tutti i comparti produttivi, attivando un investimento di 280 milioni e coinvolgendo 8.450 operatori. Il Piano di sviluppo rurale promuove anche numerosi interventi mirati a ridurre l’impatto delle attività agricole sull’ambiente. Gli interventi dedicati al miglioramento dell’ambiente hanno coinvolto una superficie agricola e forestale di circa 171 mila ettari (il 18% della superficie agricola utilizzata regionale). Gli interventi sono finalizzati alla salvaguardia e valorizzazione della biodiversità di specie e habitat dei territori agricoli, alla tutela delle risorse idriche, alla qualità dei suoli e, in generale, alla mitigazione del cambiamento climatico. L’impatto totale delle misure del programma si traduce in oltre 141 mila tonnellate di CO2 equivalente prodotta in meno, di cui oltre 2.700 tonnellate grazie alla produzione di energia da fonti rinnovabili con 133 nuovi impianti realizzati. Gli interventi hanno portato ad una riduzione di quasi il 3% delle emissioni dal settore agricolo, a fronte di un obiettivo nazionale per l’Italia che mira ad un calo del 6,5% nel periodo 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990.

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