Agricoltori senza eredi


BOLOGNA, 27 LUG. 2011 – Calano le aziende agricole, aumenta la superficie media di quelle attive, anche se quasi la metà è guidata da over 65 anni senza successori in famiglia. E’ la fotografia dell’agricoltura in Emilia-Romagna scattata dall’analisi dei primi dati del sesto censimento generale, curato dalla Regione insieme all’Istat."Ci sono luci e ombre, le tendenze sono quelle che conoscevamo e che abbiamo messo al centro delle scelte della politiche regionali con il programma di sviluppo rurale", ha sottolineato durante la presentazione alla stampa l’assessore Tiberio Rabboni. Rispetto al 2000, l’anno del precedente censimento, le aziende sono calate del 31%, passando da 106.363 a 73.441. A soffrire di più i territori montani (-42,3%), poi la collina (-32,4%) e la pianura (-27,8%). Tuttavia la percentuale di Sau (superficie agricola utilizzata) è diminuita solo del 5,5%, mantenendosi praticamente invariata in pianura (-0,8%). Questo perché è cresciuta di un terzo la dimensione media delle aziende: da 10,65 ettari a 14,63, un dato doppio rispetto alla media italiana di 7,93 ettari. In sostanza, grazie alla tenuta e alla crescita delle imprese medio-grandi (il 5% conduce il 42% della Sau), il volume produttivo dell’agricoltura regionale ha tenuto e in alcuni comparti è addirittura migliorato. Anche se, ha riconosciuto Rabboni, "se crescono i seminativi e le culture annuali a minor rischio, diminuiscono le produzioni specializzate e di nicchia".Il dato più preoccupante è però quello anagrafico. Quasi 31.000 delle 72.845 aziende emiliano-romagnole rischiano a breve termine di non avere un futuro, perché guidate da ultrasessantacinquenni senza successori in famiglia. Per Rabboni, al fine di non perdere questo patrimonio, "serve l’intervento delle forze associative e delle reti di impresa, altrimenti sono candidate a scomparire dal prossimo censimento". Rispetto a dieci anni fa i giovani agricoltori sono dimezzati, appena 5.504, il 47,7% in meno. Tuttavia chi ha scelto questa strada ha una Sau media nettamente superiore alla media regionale, sfiorando i 20 ettari in montagna e collina e i 24 in pianura.Tra gli altri dati evidenziati dalla ricerca la crescita dell’affitto rispetto all’acquisto dei terreni, passato dal 30% al 40%. L’87,3% sono aziende individuali, ma con un -35% rispetto al 2000, a favore delle società semplici e di capitali.A monopolizzare la Sau è il seminativo con il 78% (l’Emilia-Romagna resta capofila in Italia per ettari destinati a queste colture), il 12% è dedicato a legnose agrarie e il 10% a prati permanenti e pascoli. Per quanto riguarda gli allevamenti, il bovino in dieci anni ha perso l’11%, frutto della progressiva chiusura delle piccole realtà che hanno aumentato il numero medio di capi per azienda: da 52 a 76. Infine il lavoro: i calcoli dell’Istat parlano di 19 milioni di giornate l’anno, il 25% rispetto al 2000. Un calo giustificato anche dal minor numero di aziende e dall’introduzione progressiva di nuove tecnologie.

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