Aemilia, condannati gli imprenditori


9 anni e 10 mesi ad Augusto Bianchini, 4 anni alla moglie Bruna Braga, 3 al figlio Alessandro. Assolti gli altri due figli, Nicola e Alessandra. Questa alcune delle condanne della sentenza storica del più grande processo mai celebrato contro le infiltrazioni della ‘Ndrangheta al nord. 148 gli imputati del troncone con rito ordinario celebrato in tribunale a Reggio Emilia, mentre sono già state confermate dalla Cassazione 40 delle condanne che hanno seguito il rito abbreviato a Bologna, e che ha assegnato una pena di 2 anni e 4 mesi al geometra del Comune di Finale Emilia Giulio Gerrini. Si tratta della maxi inchiesta Aemilia che ha sollevato il velo sulle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post sisma del cratere emiliano, e che – ha più volte ricordato l’accusa – ha mostrato che anche in Emilia Romagna riesce a fare breccia la lusinga della malavita organizzata che offre, da sempre, la possibilità di soldi facili, con appalti agevolati, frodando il fisco e privando gli operai dei loro diritti. Condanne pesanti per i Bianchini, la famiglia di imprenditori edili modenesi impegnati nella ricostruzione e ritenuti responsabili di aver favorito gli affari della cosca di Grande Aracri, attraverso il luogotenente Michele Bolognino, condannato a 20 anni e 7 mesi. Condannato anche l’altro imprenditore Gino Gibertini, accusato di estorsione: per lui 8 anni di carcere. Ha dato in escandescenze alla lettura della sentenza Giuseppe Iaquinta, condannato a 19 anni, padre del calciatore Vincenzo, condannato a 2. La sentenza è arrivata dopo 16 giorni di camere di consiglio per i tre giudici Francesco Maria Caruso, Cristina Beretti e Andrea Rat. E dopo un dibattimento durato due anni e mezzo, dove non si sono fatti sconti a nessuno. E alla fine la procura aveva chiesto in totale 1.700 anni di carcere. Nel processo Aemilia per la prima volta tre accusati di appartenenza alla ‘ndrangheta sono diventati collaboratori di giustizia mentre erano imputati. Giuseppe Giglio, Salvatore Muto e Antonio Valerio. Quest’ultimo ha disegnato in aula la galassia della ‘ndrangheta emiliana moderna, satelliti divisi ma uniti nell’obbiettivo assoluto di portare soldi e benefici alla cosca.

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