Addio al posto pubblico,4 neolaureati su 5 in imprese


BOLOGNA, 18 LUG. 2013 – Posto pubblico addio: a un anno dalla discussione della tesi, solo l’11 per cento dei neolaureati lavora per lo Stato o gli enti locali, mentre l’83,5% è impiegato nel privato e il restante 6% nel non profit. A dirlo sono i dati elaborati da AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario nato per raccordare università e mondo del lavoro. Meno lavoratori nel pubblico, e anche più precari: il lavoro non standard, infatti, riguarda il 39% di laureati nel settore pubblico, contro il 28% del privato.I dati si riferiscono ai giovani con laurea specialistica oltre il triennio. Anche i fortunati fanno i conti con la difficoltà contrattuale. Il lavoro non standard riguarda ad un anno 39 laureati nel settore pubblico su cento, contro 28 su cento in quello privato. Il fenomeno è legato principalmente alla maggiore diffusione, nel pubblico, del contratto a tempo determinato (36% e 23%, rispettivamente). Anche il lavoro parasubordinato, pur se ampiamente presente in ambedue i settori, prevale fortemente nel pubblico, dove coinvolge addirittura 26 occupati su cento (16 su cento nel privato).Il lavoro a tempo indeterminato è più diffuso nel settore privato, coinvolgendo il 17,5% degli occupati (rispetto al 14% del pubblico). Anche i contratti formativi sono, orami da lungo tempo, caratteristica peculiare del settore privato, dove riguardano 22 occupati su cento (contro 5 nel pubblico). Le differenze di genere a svantaggio delle laureate si confermano anche tra settore pubblico e privato: nel primo ha un contratto a tempo indeterminato il 10% delle donne e il 20% degli uomini. Nel privato le percentuali sono del 13 e del 22%. Corrispondentemente, è più consistente la presenza del lavoro non standard tra le donne, in particolare nel settore pubblico: la quota al 43%, rispetto al 31% rilevato nel privato (per i colleghi uomini le percentuali sono 33 e 25%). A cinque anni dalla conclusione degli studi il 77%, è occupato nel settore privato, il 18 nel pubblico, il restante 5% nel non profit. Ancora a cinque anni, i contratti non standard e quelli parasubordinati caratterizzano ampiamente il settore pubblico: la prima tipologia continua a riguardare il 40% degli occupati pubblici (contro l’11% di quelli del privato); per la seconda forma contrattuale le quote sono rispettivamente 19 e 7%. Il settore privato, invece, assume più frequentemente laureati attraverso contratti formativi (6%, contro 1% del pubblico). Ne deriva quindi che il lavoro stabile coinvolge il 71% dei laureati occupati nel privato e solo il 34% dei colleghi nel pubblico impiego.Ad un anno, gli stipendi netti nel settore pubblico sono decisamente superiori a quelli percepiti nel privato (1.298 contro 1.027 euro), ma il risultato è parzialmente influenzato dalla consistente quota (pari al 63,5%) di occupati nel pubblico che proseguono l’attività iniziata prima della laurea. Se si focalizza l’analisi solo su chi ha iniziato l’attuale attività lavorativa dopo la laurea ed è occupato a tempo pieno, il differenziale settoriale si riduce apprezzabilmente (1.238 euro nel pubblico e 1.185 nel privato). A cinque anni le differenze sono meno marcate (+3% nel pubblico rispetto al privato).

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