Addio ai voucher


In un singolo colpo di spugna legislativo sono stati spazzati via. C’è chi canta al funerale politico dei voucher, i tagliandi per il pagamento del lavoro occasionale anche usati in modo inappropriato; ma il mondo economico, e un’ampia fetta del Partito Democratico, non sono affatto contenti della soluzione. Puntava infatti a modificarli, anziché a rimuoverli del tutto, l’intera Confindustria, che nei giorni scorsi aveva ricordato come i voucher coprissero appena lo 0,19% delle ore lavorative totali, e che la soluzione al problema degli abusi fosse da ricercare nella loro tracciabilità. Per la fredda cronaca oggi è il giorno dei decreti attuativi, mentre quello dello stop alla vendita dei voucher potrebbe essere domani. Quelli già acquistati potranno essere utilizzati o rimborsati entro il 31 dicembre, e poi basta, senza rettifiche né referendum. La CGIL, principale sostenitrice del referendum per la modifica o l’abrogazione dei voucher, attende nuovi sviluppi per assumere una posizione ufficiale. Critici invece altri sindacati, ad esempio la CISL che ieri ha parlato per voce del segretario Anna Maria Furlan: “Il sistema dei voucher va cambiato, non abolito. I buoni lavoro devono essere tolti dall’industria, dall’edilizia e dall’agricoltura, ma sono un modo per fare emergere il lavoro nero nei servizi alla famiglia”. Per ora, tuttavia, il capitolo è chiuso; gli scenari futuri, ancora molto difficili da immaginare. L’addio ai voucher è accolto negativamente soprattutto nel settore dell’agricoltura. Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Modena, parla di una “pessima notizia” che priva il settore di uno strumento utilissimo nel disincentivare il lavoro nero. Per Coldiretti, con la cancellazione dei voucher, saranno circa 50mila i soggetti – giovani studenti, pensionati o cassaintegrati – che perderanno l’opportunità di un lavoro stagionale nei campi o saranno costretti ad accettare pagamenti in nero per continuare a svolgerlo. Infine Lapam definisce la decisione di questa mattina “una sconfitta per il governo, che avrebbe dovuto far rispettare le regole anziché abolirle”.

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