Addio a Tullio Pinelli, aveva 101 anni


ROMA, 7 MAR. 2009 – La fiera tempra torinese, il mai rimosso spirito antifascista, l’amicizia con Bobbio, Ginzburg, Pavese e altri intellettuali, lo stile di cattolico giansenista condito da squarci di magia, il gusto per l’intreccio e la brillantezza dei dialoghi. Tullio Pinelli, lo sceneggiatore di Fellini, morto nella notte a Roma a pochi mesi dai 101 anni, veniva ricordato così in un documentario di Tullio Kezich e Franco Giraldi, nel giorno del suo novantesimo compleanno, quando al Festival di Locarno ricevette il David alla carriera.Il 24 giugno di quest’anno Pinelli avrebbe compiuto 101 anni, era nato a Torino nel 1908. Come Carlo Ludovico Bragaglia, l’altra illustre personalità del nostro cinema, ha varcato come se niente fosse il secolo di vita. Il giorno del centesimo compleanno dello sceneggiatore principe di Fellini era stato presentato a Roma un suo inedito, pubblicato dalle edizioni Sabinae, L’uomo a cavallo, soggetto cinematografico mai realizzato. Pinelli ha lasciato la sua Torino dopo la guerra per trasferirsi a Roma, dove ha vissuto fino alla morte, chiamato dalla Lux Film che non aveva tardato ad individuare le sue qualità di sceneggiatore cinematografico. L’incontro con Federico Fellini ha poi fatto il resto, nonostante fosse più predisposto a scrivere drammi teatrali, attività nella quale si é rivelato, negli anni giovanili, con ‘I Padri Etruschi’, seguito, in tempi diversi, da ‘Lotta con l’Angelo’, ‘Il giardino delle Sfingi’,’Gorgonia’, ‘Il ciarlatano meraviglioso’, ‘Santa Marina’ fino a ‘Lo stilista’.Il pieno Pinelli lo ha fatto però con i copioni per Fellini, costituendo così uno dei più saldi sodalizi artistici del nostro cinema: una collaborazione nata da una profonda intesa e da una felice complementarità. Pinelli ha partecipato al soggetto e alla sceneggiatura di quasi tutti i film del regista romagnolo, da La strada a Le notti di Cabiria, da La dolce vita e Otto e mezzo fino a Ginger e Fred, in perfetta e rara comunione di intenti. Fino all’ultimo è rimasto un delicato signore, ma anche uno spirito scintillante, un giovanotto di memoria lunga e di civiltà profonda, più che mai geloso della quindicina di drammi che ha scritto improntati a una netta sensibilità etica e religiosa, felice di sfoderare nei suoi racconti gli stretti rapporti con Pavese e Fellini, suoi amici lontani e forse di civiltà lontana. I familiari, ai quali piace ricordare in particolare anche il suo impegno militante durante la guerra di liberazione, annunciano che i funerali si celebreranno lunedì alle 11 nella cappella della Casa di Cura Villa Sacra Famiglia a Roma.

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