Addio a Luigi Preti, antifascista e costituente


BOLOGNA, 19 GEN. 2009 – Parlamentare per decenni, quattordici volte ministro, deputato alla Costituente, tra i fondatori del Psdi, scrittore e poeta: con Luigi Preti, uno dei protagonisti dell’Italia repubblicana, scompare l’ultima "grande vecchio" della socialdemocrazia italiana. Nato a Ferrara nel 1914, Preti maturò presto convinzioni socialiste e si schierò presto con l’antifascismo, minoritario e isolato nella città controllata da Italo Balbo. Avvocato, richiamato alle armi nel ’41, fu denunciato al Tribunale Militare per offesa alla monarchia, disfattismo politico e insubordinazione. Dalla sicura condanna alla fucilazione lo salvò la caduta del regime, il 25 luglio ’43. Nominato, subito dopo la Liberazione, segretario della federazione Psiup della citta’ estense, fu eletto all’Assemblea Costituente per il collegio di Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì, ottenendo oltre ventimila voti di preferenza e il secondo posto dopo Francesco Zanardi, ‘sindaco del pane’ a Bologna durante la prima guerra mondiale.Nella Costituzione è restato un suo importante emendamento sulla magistratura, definita "ordine autonomo" e non "potere" come avrebbe voluto qualcuno. La scissione di Palazzo Barberini (gennaio ’47) vide Preti aderire al nuovo ‘Partito Socialista dei Lavoratori Italianì fondato da Giuseppe Saragat in contrasto con la linea del leader socialista Pietro Nenni, legato ancora al patto di unità e di azione con i comunisti. Da allora Preti è stato eletto in Parlamento altre nove volte, sempre con le liste della socialdemocrazia, partito del quale è stato presidente per tutti gli anni ’80. E’ stato più volte ministro; nei governi di centrosinistra guidati da Aldo Moro, fu ministro per la riforma della Pubblica Amministrazione, e istituì l’indennità di buonuscita nel pubblico impiego. Al momento della seconda scissione tra Psi e Psdi, fu in prima fila con Mauro Ferri e Mario Tanassi per fondare e guidare il Psu. Nel ’71 si concluse il lungo iter parlamentare della Riforma tributaria, che porto’ il suo nome e che operò nelle sue linee generali fino agli anni Novanta. Ancora nel ’96 fu protagonista, a Rimini, del congresso fondativo di Rinascita Socialdemocratica, per portare avanti ”la tradizione e i valori del partito fondato da Saragat". Nell’Italia bipolare della seconda repubblica, Preti scelse il campo del centrodestra. Nell’aprile 2002, al congresso di An a Bologna, prese la parola dal podio dopo essere stato salutato calorosamente da Gianfranco Fini: "Non ho mai cambiato posizione politica – disse in quell’occasione – siamo nell’accordo della Casa delle Libertà anche noi socialdemocratici". Nel 2006, dopo anni di assenza dalla scena politica, pubblicò a sue spese un annuncio sul "Corriere della Sera", in cui ribadiva le sue convinzioni politiche. L’annuncio si concludeva però con una constatazione pessimistica: "Devo dire che purtroppo, finora, non mi hanno ascoltato né gli esponenti politici né gli organi d’informazione". Preti è stato anche saggista e romanziere: il romanzo "Giovinezza, giovinezza", ambientato durante la dittatura fascista, gli valse nel ’64 il premio Bancarella; ma ebbe successo anche con ‘Giovani di Mussolinì e con il ‘Romanzo del 18 aprile’). Preti ha anche messo in quartine i propri tanti ricordi politici (‘Frammenti di memorié) e ‘Duemila anni di storia italiana, dall’antica Roma ai giorni nostri’. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, informa una nota del Quirinale, appresa con commozione la dolorosa notizia della scomparsa di Luigi Preti, protagonista di lungo periodo della vita parlamentare e politica italiana a partire dagli anni dell’Assemblea Costituente, di cui fu giovane e attivo componente, ha inviato un messaggio in cui, nel ricordare anche il suo impegno politico con funzioni dirigenti nel Partito Socialista Democratico Italiano, esprime le più sincere condoglianze alla famiglia e a tutti quanti hanno potuto conoscerlo e apprezzarlo.

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