Addio a Gianluigi Porelli, numero uno del basket italiano


BOLOGNA, 4 SET. 2009 – Mondo del basket in lutto per la morte di Gianluigi Porelli, amatissimo uomo di sport, per tanti anni alla guida della Virtus Bologna. Classe 1930, da tempo era gravemente malato. Si è spento nella casa di cura Toniolo dove era ricoverato da diversi mesi. Porelli che attualmente rivestiva ancora la carica di presidente, seppur onorario, della Virtus Pallacanestro e della Sef Virtus, viene ricordato da molti come il più grande dirigente sportivo di Bologna dopo Renato Dall’Ara. Entrambi non erano bolognesi d’origine, come molti dei personaggi, del resto, che hanno fatto la storia della città. Gianluigi era nativo di Mantova, mentre Dall’Ara era reggiano. Tra i primi messaggi di cordoglio quello del sindaco Flavio Delbono che in un telegramma inviato alla famiglia esprime "il cordoglio della città per la morte di un grande uomo di sport, una personalità che ha dato lustro alla nostra comunità". Porelli fu il dirigente che traghettò la Virtus verso il basket che conta contribuendo a fare di Boogna una vera "Basket City". E verrà ricordato come colui che portò sotto le due torri un grande coach, allora del tutto sconosciuto. Un certo Dan Peterson che fino ad allora aveva allenato le squadre dei college americani e la Nazionale cilena. Un personaggio che ben presto divenne un’icona della pallacanestro italiana, nonché degli anni ’80, con le sue incursioni nel mondo della pubblicità come testimonial di una ditta di thè. Al di là degli spot, nel 1976 Dan Peterson regala a Porelli il primo scudetto della sua Porelli, sotto il marchio Synudine, sponsorizzazione milionaria firmata dall’Avvocato (come era solito farsi chiamare a Bologna) per il salto di qualità. Al primo posto del ’76 seguono altri scudetti, come quello del 1979 e 1980, fino a quello della stella nel 1984, con Alberto Bucci in panchina, passando per una finale di Coppa dei Campioni, persa di un punto e con proteste nel 1981 contro il Maccabi Tel Aviv.Dal 1992, quando passa la mano vendendo a buon prezzo la società, Porelli è rimane come un’autorità morale indiscussa nel mondo del basket con incarichi anche internazionali. Di sicuro, per un quindicennio, è stato uno degli uomini più potenti e influenti di questo mondo. E che, con i suoi modi spicci e poco diplomatici, ha usato questo potere per cambiare il basket e farlo crescere. Facevano notizia i suoi scontri con Cesare Rubini, un altro che, da Milano, fece grande la pallacanestro. Quei tempi per il basket italiano non sono più tornati.

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