Acquisti collettividi condominio contro la crisi


BOLOGNA, 20 AGO. 2012 – Casa e spesa vanno a braccetto in alcuni condomini di Bologna. Ci ha pensato Confabitare, associazione dei proprietari immobiliari, che ha avviato un progetto di acquisto collettivo per i residenti. E il successo dell’iniziativa (sono 30 i condomini che hanno aderito dalla scorsa primavera ad oggi) ha fatto sì che da sperimentale il progetto diventerà presto definitivo. A turno, un paio di volte alla settimana, alcuni volontari del palazzo o un incaricato dell’associazione, vanno al Caab (il grande centro agrialimentare alle porte della città) ad acquistare grossi quantitativi di frutta e verdura su ordinazione dei condomini. "Comprando all’ingrosso, i costi della spesa si riducono fino al 50%", spiega il presidente di Confabitare Alberto Zanni. L’idea del gruppo d’acquisto non è nuova: "Ma ora l’abbiamo portata nei condomini. Così non sono più soltanto i giovani a usufruirne, ma anche gli anziani. L’iniziativa è diffusa soprattutto tra le persone dai 60 anni in su e stiamo considerando la possibilità di estendere l’acquisto anche ai prodotti delle aziende locali, a chilometro zero". Due i punti di forza del progetto: il risparmio sulla spesa e il contatto sociale che si crea tra gli abitanti del palazzo. Sono tantissimi i casi in cui gli inquilini non si conoscono tra loro pur abitando a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. I vantaggi del gruppo d’acquisto condominiale sono condivisi anche dall’altra iniziativa sperimentale di Confabitare: l’introduzione della badante di condominio. "Sono molti gli inquilini anziani che hanno bisogno di assistenza – spiega Zanni – ma alcuni necessitano di una persona solo per poche ore al giorno. In più molte famiglie non possono permettersi i costi di un assistente fisso". Qui entra in gioco la badante di condominio: una persona di fiducia presente all’interno del palazzo per l’intero arco della giornata che si divide tra un assistito e l’altro a seconda delle esigenze delle famiglie. Che, da parte loro, pagano una quota in base alle ore effettivamente usufruite. "Alcune pagano soltanto 200 euro al mese a fronte degli oltre mille che spenderebbero per una badante fissa, mantenendo il vantaggio della reperibilità costante".

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