Acqua pubblica, la battaglia di Novi


NOVI DI MODENA (MO), 15 FEB. 2009 – Novi di Modena è un comune di 11 mila abitanti. Oggi è il giorno del primo referendum abrogativo della sua storia, ma girando per le vie del paese è difficile accorgersene. Di manifesti non se ne vedono molti in giro, la gente parla d’altro, sembra trattarsi di una domenica uguale a tutte le altre. Andando sul sito del Comune, poi, la notizia del referendum quasi non compare. C’è una scritta in basso a sinistra che fa da link, ma poi, cliccando, non si trova il testo della scheda elettorale e nemmeno gli orari di apertura dei seggi. Un fatto strano nell’era di internet.Eppure i cittadini di Novi sono chiamati ad esprimersi su di un quesito importante. Devono dire se gli sta bene oppure no che il loro Comune venda una buona fetta di azioni della società che gestisce l’acqua, il gas e i rifiuti sul loro territorio. Una faccenda complicata e, sicuramente, molto grossa. Molto più di Novi, che è un piccolo paese. Aimag è una multiutility di proprietà di 21 comuni che, insieme, nel settembre del 2009, hanno votato la stessa delibera che ha deciso la cessione del 40% a privati delle azioni in mano pubblica.Una scelta che ad alcuni cittadini ha fatto storcere il naso. La preoccupazione sta nella perdita di controllo, da parte dei comuni, sulla gestione dell’acqua, un bene che è di vitale importanza. Dietro l’angolo, una volta affermate l’influenza dei privati, i condizionamenti della Borsa e la speculazione, ci sono bollette salate e nessuna possibilità di difesa da parte dei cittadini-utenti. Un gruppo di cittadini, riuniti in un comitato, ha così raccolto le firme per chiedere un referendum comunale in modo da costringere il Comune a fare marcia indietro sulla decisione di parziale, ma consistente, privatizzazione.Un’arma, quella del referendum, già usata a Carpi, uno dei principali comuni proprietari di Aimag, ma che ha portato a scarsi risultati. Lo scorso 28 settembre, infatti, risultarono vincitori i contrari alla vendita del 40% di Aimag (60% dei voti), ma il raggiungimento del quorum rimase un miraggio: solo il 21% dei carpigiani si recò alle urne.Da Novi è ripartita la stessa battaglia. In un “feudo” che presenta però caratteristiche diverse da Carpi. Qui il referendum è abrogativo in tutto e per tutto, non è soltanto consultivo (non dà soltanto un parere) come quello che l’ha preceduto. In più, il fatto di trovarsi in un Comune molto piccolo potrebbe riservare delle sorprese per quanto riguarda la partecipazione: il passa parola da parte dei militanti dell’acqua pubblica potrebbe risultare efficace ai fini della partecipazione al referendum.“Abbiamo fatto un mese di campagna casa per casa – ci spiega Andrea Ferraresi portavoce del Coordinamento Beni Comuni e Partecipazione di Novi – le assemblee sono state abbastanza partecipate, anche se non eccessivamente. Confidiamo sul raggiungimento del quorum, siamo ottimisti, anche se la campagna referendaria non è stata condotta in modo del tutto corretto, soprattutto da parte della nostra parte avversaria”. Andrea ci racconta che il Pd locale ha fatto promozione per far votare no, ma dicendo, sotto sotto, che si poteva anche non andare a votare. Riccardo Bassi, consigliere comunale dei Riformisti socialisti e componente del comitato per il no, ce lo conferma: “loro dicono: se andate a votare, votate no. Questo vuol dire che invitano a non andarci alle urne”.Bassi, invece, ci tiene a sottolineare che per il suo partito, che pure sta, come il Pd, dalla parte di chi difende la cessione a privati, il referendum è uno strumento che va rispettato. “Doveva essere divulgato di più e meglio” ci dice passando poi a spiegare le ragioni del No: “E’ giusto vendere questo pezzo di Aimag a un grosso partner che avrà la possibilità di competere meglio, nella contrattazione dei prezzi del gas e dell’energia, con colossi come Gazprom, ad esempio. E’ il mercato che ce lo chiede.”Se il referendum raggiunge il quorum e si afferma una maggioranza di voti contrari alla vendita delle azioni del Comune, si ferma tutta la procedura di cessione. E anche se restasse la volontà da parte dei comuni di vendere il 40% di Aimag, si dovrebbe comunque ripartire da capo con una nuova delibera da fare riapprovare a tutte le 21 amministrazioni comunali proprietarie di Aimag. Una bella grana, anche perché sul sito della società è già stato pubblicato il bando di gara per la selezione del socio privato di Aimag.

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