Acqua, la battaglia di Granaglione


9 FEB. 2010 – Un viaggio lungo gli acquedotti d’Italia. Lo ha fatto la trasmissione di Rai 3, Presa Diretta, in una puntata che ha preso in esame diversi casi di gestione di servizio idrico. Partendo, per quanto riguarda i casi in cui il privato non incontra alti indici di gradimento, dalla situazione da terzo mondo di Agrigento. Per passare alle tariffe astronomiche di Aprilia e di Arezzo, dove a imporsi sugli utenti sono le esigenze di mercato delle multinazionali. Tra le esperienze portate come esempio di gestione totalmente pubblica c’è anche un pezzo di Emilia-Romagna: Granaglione, un piccolo paese di 2200 anime sull’Appennino Bolognese.Questo Comune nove anni fa si è rifiutato di consegnare il proprio acquedotto a Hera Spa, la società che oggi serve le città della parte orientale della regione. Ad essere precisi Granaglione, prima ancora che opporsi alla grande multiutility, si è contrapposta alla Provincia e alla Regione, gli enti che attraverso l’Autorità d’Ambito, decidono a chi affidare la gestione del servizio idrico di un territorio. "Ci rifiutammo di andare incontro alla certezza di vederci sfilare il controllo della nostra acqua", ci spiega il sindaco Giuseppe Nanni.L’acqua che esce dai rubinetti dei cittadini di Granaglione è così buona che si potrebbe imbottigliare. Una cosa normale per un paese dell’Appennino, ma qui la purezza dell’acqua è ancora più garantita dal fatto che la montagna dalla quale sgorga è composta da una pietra contenente quarzo. E’ la sabbia quarzifera a filtrare in modo naturale l’acqua, la quale finisce così com’è nei tubi della rete. E finisce anche per diventare ingrediente di una birra locale alla castagna che deve il suo gusto inconfondibile anche all’unicità dell’acqua con cui è fatta.Per continuare a gestire il servizio idrico in proprio, unico modo per proteggere una risorsa così importante e caratteristica per Granaglione, il Comune ha affrontato una lunga battaglia legale tra sentenze del Tar, Consiglio di Stato e Cassazione. Una lotta che sembrava persa in partenza, tant’è che i pareri del Tribunale amministrativo e del Consiglio di Stato hanno dato torto al Comune, che non si è però mai arreso riuscendo a spuntarla nell’ultimo ricorso a lui consentito, quello davanti alla Corte di Cassazione. E’ in quella sede che viene giocata la carta della birra di castagna, e il giudice dà ragione ai ricorrenti stabilendo che la produzione di un prodotto tipico come la birra di Granaglione si può fare solo a partire da un’acqua pura e non industriale.A minacciare la sudata conquista ci si è messo ora il decreto 135, recentemente convertito in legge dal Parlamento e che obbliga i comuni a mettere a gara entro il 2015 i propri acquedotti. Poco importa se così facendo si rischia di mettere fine a virtuose esperienze di gestione dell’acqua da parte del pubblico. Il servizio va a messo a gara, anche se finora è stato svolto bene e senza aumenti nelle tariffe (Granaglione ha le bollette meno care di tutta la provincia di Bologna). "Potrebbe salvarci un emendamento contenente una deroga per i paesi di montagna", dice senza credere troppo nelle sue parole il sindaco Nanni. "Ma ad ogni modo", conclude, "siamo pronti ad attrezzarci per essere presenti noi stessi alla gara, con una società nostra".Lo spirito agguerrito dei granaglionesi non è facile da sopire. Come dimostra l’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale e che dà il via a una nuova stagione di battaglie: "visto che tale legge azzera tutto ciò per cui questo Comune si è battuto in questi anni a difesa dell’acqua", si legge nel documento, "questo Comune si impegnerà fin da subito a lottare come sempre per la difesa dell’acqua mettendosi in rete con tutti coloro che condividono questa necessità."

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