“Acqua di casa mia”: anche Coop promuove il rubinetto


8 OTT. 2010 – Nel mondo ci battono solo Emirati Arabi e Messico, e in Europa non abbiamo eguali. Non è però motivo di vanto, per noi italiani, bere una media di 195 litri a testa all’anno di acqua minerale. Soprattutto se si pensa che dalle fonti alla tavola il trasporto dell’acqua mette in movimento nel nostro paese ogni anno qualcosa come 480.000 tir. Messi uno accanto all’altro, per dare un’idea, formerebbero una fila di 8000 km, la lunghezza di un viaggio andata e ritorno Roma-Mosca. Se poi dall’acqua soltanto bevuta si arriva all’acqua consumata per mangiare, lavare o far funzionare siti produttivi e agricoli, si scopre che ogni italiano usa al giorno 237 litri d’acqua. Un francese, per esempio, non supera i 150, mentre un abitante del Madagascar si ferma addirittura a 10. Questi numeri impressionanti stanno alla base di “Acqua di casa mia”, la nuova campagna consumerista di Coop. La prima catena della grande distribuzione italiana ha deciso in fatti di rafforzare l’impegno ambientale che da sempre la caratterizza. “Proprio chi è leader ha più responsabilità degli altri e noi con questa campagna vogliamo giocare il ruolo di apripista, sperando che altri ci seguano – spiega Vincenzo Tassinari, presidente Consiglio di Gestione di Coop Italia- Sappiamo che da soli non possiamo risolvere un problema di tale portata, che ha un peso non indifferente sullo stato di salute dell’ambiente in cui tutti viviamo, ma come è già avvenuto in passato, ad esempio negli anni Ottanta quando per primi lanciammo una campagna per eliminare i fosfati dai detersivi o più recentemente con la sostituzione degli shoppers di plastica da noi iniziata nella primavera del 2009 e pressoché completata, se la sfida è giusta  anche gli altri ti seguono. All’informazione si accompagnano poi atti concreti sul nostro prodotto a marchio. La nostra comunque non è una campagna “contro”, ma ha l’obiettivo di dare ai soci e consumatori tutti gli elementi necessari per fare scelte consapevoli”.L’iniziativa si articola in tre filoni informativi: la situazione in Italia delle acque di rubinetto, le caratteristiche specifiche e la mappatura delle acque minerali, gli sprechi idrici. Per ognuno di essi, sono stati messi a disposizione di soci e consumatori i materiali dello "scaffale parlante", ovvero manifesti con precise indicazioni delle fonti sia locali che nazionali e della loro ubicazione geografica, legende sui diversi tipi di acque minerali, consigli sui comportamenti corretti nella vita di tutti i giorni per evitare gli sprechi domestici. Alla base di tutte queste informazioni c’è un dossier scientifico redatto sotto la supervisione di esperti e che ha visto la collaborazione delle più importanti associazioni ambientaliste del nostro Paese (Legambiente, Greenpeace, WWF) e poi a cascata spot istituzionali, formazione per i dipendenti, community via web. Ovunque appare il messaggio “salvaguardiamo l’ambiente: scegli l’acqua del rubinetto o proveniente da fonti vicine” che, detto da chi l’acqua la vende da sempre, non è poi così banale. D’altro canto se si ha a cuore lo stato dell’ambiente non si può chiudere gli occhi di fronte a un dato di fatto:  l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per 100 km (ma mediamente ne fanno di più) producono emissioni almeno pari a 10 kg di CO2. Se invece si sceglie l’acqua di rubinetto per ogni 100 litri erogati si emettono circa 0,04 kg Un rapporto di 1 a 250. Le possibilità che si aprono sono diverse. Chi vuole può decidere di ricorrere, più di quanto già si faccia, all’acqua di rubinetto (gli ultimi dati Nielsen paragonando gennaio-agosto 2010 su anno precedente registrano un -4,7% di vendite di acqua minerale), normalmente un’acqua di buona qualità e sicura da un punto di vista igienico. Altra strada è poi quella di scegliere acque minerali vicine, così da limitare il trasporto su gomma (sulle nostre autostrade viaggia ancora l’82% dell’acqua minerale). “Sarà compito di Coop – spiega ancora Soldi – nel prosieguo della campagna di sollecitare i gestori delle reti idriche pubbliche a rendere disponibili in maniera tempestiva e trasparente i dati sulla qualità delle acque che escono dai rubinetti delle nostre città. Peraltro una strada che già hanno imboccato almeno 25 aziende seguendo in ciò una campagna lanciata da Legambiente che noi consideriamo opportuna e affine per intenti alla nostra”. Nel frattempo, però, Coop ha lavorato concretamente sul proprio prodotto a marchio. In primo luogo sul packaging, riducendo già nel 2009 la grammatura delle bottiglie rispetto a quella del 2007, in una percentuale variabile dal 13 al 20%: un’operazione che nel complesso ha prodotto un risparmio all’anno di 3300 tonnellate di CO2. Poi, in coerenza con la campagna, da un mese ha raddoppiato le fonti di approvvigionamento della propria acqua a marchio aggiungendo alla fonte originaria di Monte Cimone in provincia di Modena e alla sorgente Grigna in provincia di Lecco, le sorgenti Valcimoliana (Pordenone) e Angelica (Perugia). La disponibilità di 4 fonti, e il continuo lavoro per individuarne una quinta al Sud, permetterà di ottenere, a regime, una riduzione della distanza media che le bottiglie devono compiere di circa il 12%. Su scala annuale significa 235.000 chilometri in meno, pari a 388 mila chilogrammi di CO2 non emessi. Infine ha inserito in assortimento una caraffa filtrante a marchio Coop per uso domestico. Per quanto infine riguarda gli assortimenti. “Sulle acque minerali di marca – afferma Tassinari – è iniziato un confronto costruttivo con l’associazione e le industrie. Le acque minerali continueranno a stare sui nostri scaffali, ma l’obiettivo è quello di costruire un’offerta chiara, trasparente, conveniente tutti i giorni che permetta al consumatore di scegliere consapevolmente”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet