Acqua. C’è referendum e referendum?


CARPI (MO), 7 GIU. 2011 – I referendum sull’acqua? Sono una questione politica. Ne è convinto Enrico Campedelli, sindaco di Carpi, cittadina del modenese teatro, tre anni fa, di una consultazione comunale che aveva per tema proprio il locale servizio idrico integrato. Nel settembre 2008 i carpigiani sono andati alle urne per decidere se acconsentire o meno alla cessione da parte del loro Comune del 25% delle azioni della locale multiutility Aimag, che si occupa della distribuzione di acqua, oltre che di rifiuti, gas ed energia. Una consultazione che si svolse con evidenti attriti messi in atto dall’amministrazione comunale, che aveva tutto l’interesse a non dover fare marcia indietro e rivedere daccapo tutto il bilancio della città. Al referendum vinsero i contrari alla vendita delle quote (59%), ma andò a votare solo un quinto dei cittadini. Tutto venne così archiviato con un nulla di fatto e il pacchetto di azioni messo sul mercato finì al colosso bolognese di Hera. Oggi Campedelli, alla vigilia del referendum del 12 e 13 giugno, è sempre lo stesso sindaco, tornerebbe tranquillamente sui propri passi di venditore di titoli in portafoglio. Ma è anche un sindaco diverso. Stavolta tifa per il raggiungimento del quorum. Le diatribe col comitato Beni Comuni Carpi sembra essersele slegate dal dito. Nelle schede coi quesiti sull’acqua "voterò sì", spiega a viaEmilianet. Un bel cambio di rotta…Non proprio. Qui non è in ballo la questione dell’acqua pubblica o privata. L’acqua è pubblica per legge, nel senso che è un bene demaniale. E’ il tema della gestione che mi preoccupa. Con la norma attuale, come enti locali, siamo obbligati a svendere ai privati il nostro patrimonio, che è di tutti i cittadini. In quanto a governance il Comune finisce così a non avere più voce in capitolo. E questo è grave, visto che stiamo parlando di un bene, l’acqua, finito, di cui non si dispone cioè illimitatamente. Il disegno è di costringere gli enti locali a svendere la loro proprietà di società che gestiscono il sistema idrico, insieme ai rifiuti, al gas e all’energia, in modo che possano fare cassa e così sopperire ai tagli ulteriori che ci saranno nei bilanci.Il Comune di Carpi, però, tre anni fa ha pensato già in anticipo a fare cassa, visto che ha ceduto il 25% delle proprie quote in Aimag, la locale società che gestisce l’acqua…Sì. Però Hera non è una società privata. I suoi soci sono i comuni, come accade per AimagCon la differenza che Hera è quotata in Borsa e Aimag no…Ma non vuol dire niente. C’è un patto di sindacato che vincola i comuni ad avere la proprietà del 60%. Ce l’ha Hera e ce l’ha Aimag. Il presidente del patto di sindacato è il sindaco di Imola, Daniele Manca. Quando parlo con qualcuno di Hera, mi rivolgo a lui, non a un privato. Il tema, tre anni fa, era il rafforzamento dell’impresa Aimag di fronte all’ostacolo della gara per la distribuzione del gas.Oggi il tuo sembra un cambio di atteggiamento. Mentre nel 2008 il Comune non fece pubblicità alla consultazione, per il referendum di domenica e lunedì l’invito esplicito è di andare a votare. Come mai?Sinceramente si trattava di un referendum, quello di Carpi, senza né capo né coda. Puntato interamente sulla dicotomia acqua pubblica, acqua privata. Come se noi amministrazione stessimo vendendo a un privato. Invece si trattava di evitare il rischio di perdere le concessioni della distribuzione del gas metano, inizialmente in scadenza il 31/12/2010, data poi prorogata. C’era da rendere più forte Aimag in un contesto che stava cambiando.Ma allora, per coerenza, nella scheda che toglie la remunerazione del capitale investito ai privati, non conviene mettere un bel no? Nel senso di non incorrere nel rischio di avere un’azienda Hera impoverita e quindi anche una Aimag più debole…Assolutamente no. Il punto sta nel trovare una formula, dal punto di vista legislativo, che regoli il rapporto tra pubblico e privato. Personalmente non sono contrario al privato, non esiste un pubblico buono e un privato cattivo a priori. Ritengo però che ci debbano essere dei paletti, messi dal pubblico, che siano vincolanti su temi sensibili per la comunità. E’ il caso dell’acqua, ma anche dei rifiuti e dell’energia. E’ importante che il pubblico non abdichi nulla. Dunque farai un tifo sfrenato per il quorum?Faccio il tifo per il quorum in modo poi da poter lavorare a una legislazione seria, come hanno altri paesi europei, sul tema acqua. Non sono per riportare la gestione in economia come c’era una volta, non ci sarebbero le normative che lo consentono. Nel senso che quando è nata Aimag, il Comune vi ha incluso 150 dipendenti. Oggi con i limiti che ci sono di assunzioni e pensionamenti, sarebbe impensabile poter gestire un servizio così all’interno dell’ente locale.Quella del Pd sembra una presa di posizione dell’ultimo minuto. Restano esponenti, come Chiamparino, che voteranno no ai quesiti…Ognuno è libero di fare quello che vuole. Penso che il Pd non sia freddo rispetto a questi temi, anzi è un partito responsabile che non gioca sui sentimenti, sul sensazionalismo, sul tema acqua pubblica-acqua privata. Non mistifica il tema come è invece successo nel referendum di carpi del 2008.

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