Acqua. A Bologna chi meno consuma più spende


BOLOGNA, 12 MAR. 2011 – E’ un po’ di tempo che bolle in pentola. Ancora qualche giorno e l’aumento delle bollette di Hera per i bolognese sarà realtà. Si decide infatti martedì 15, dopo un rinvio di otto giorni, l’approvazione da parte dell’Ato* corrispondente alla provincia di Bologna del rincaro del 10% per le utenze domestiche. A far drizzare le orecchie agli utenti è la motivazione addotta a questa impennata di prezzo: la diminuzione del consumo dell’acqua registrata nell’arco del 2010 (degli 81,3 milioni di metri cubi previsti in provincia se ne sono consumati "solo" 76,5). Uno strano premio, dunque, a un utilizzo più virtuoso di docce e rubinetti. Che la situazione sia paradossale l’hanno sottolineato anche i sindacati. Cgil, Cisl e Uil di Bologna sono contrari agli aumenti e hanno chiesto ai sindaci una presa di posizione. I Verdi dell’Emilia-Romagna (per la precisione, ci riferiamo ai Verdi per la Costituente Ecologista), fanno notare che già un anno fa "i Comuni avevano approvato un aumento per il medesimo motivo. Con la delibera di martedì prossimo gli aumenti supereranno il 15% in due anni".In realtà dietro alla manopola dei rincari c’è una ragione finanziaria. Hera, per legge, deve avere garantita una remunerazione del capitale investito del 7%. Una norma che ora è oggetto del cosiddetto referendum sull’acqua. Il secondo dei due quesiti vuole proprio abrogare il principio della determinazione della bolletta in base "adeguatezza della remunerazione del capitale investito".Se verrà raggiunto il quorum e la maggioranza degli elettori sarà per aggiustare le regole come suggerito dai movimenti per l’acqua, le multiutility dovranno trovare altre strade per aumentare le bollette. E forse i Comuni avranno un’arma in più per mettere dei freni. Oggi, come ricordano i Verdi, "sono contemporaneamente proprietari della maggioranza delle azioni di Hera, utenti del servizio idrico integrato e regolatori di questo servizio attraverso l’assemblea di Ato." Difficile districare da questo groviglio un minimo di razionalità a favore del bene comune.—-*Ato sta per Agenzia d’ambito territoriale ottimale. In Emilia-Romagna ce ne sono nove, corrispondenti, in pratica, ognuna a una provincia. Le Ato si occupano di affidare per quella fetta di territorio il servizio di erogazione dell’acqua a una società (a farla da padrone in regione sono Hera e Iren)

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