Accordo sul pomodoro, l’ira dei produttori


L’accordo sul pomodoro ha lasciato l’amaro in bocca ai produttori e ai loro rappresentanti dell’Emilia Romagna.

“La chiusura dell’accordo 2017 per il pomodoro da industria, oltre che tardiva, è anche pessima, come risulta chiaramente dalla fissazione di un prezzo che non consente la remunerazione adeguata del prodotto e lascia solo lavoro e rischi a carico degli agricoltori”. È il commento del presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, Mauro Tonello, in merito all’accordo sul pomodoro per il Nord Italia sottoscritto tra i rappresentanti dell’industria e quelli degli agricoltori. “Il prezzo di 79,75 euro a tonnellata è perfino impronunciabile – afferma Tonello – con l’introduzione di cifre centesimali che sanno quasi di presa in giro, come se si trattasse di oro, dove i centesimi fanno davvero la differenza. Nel settore del pomodoro, con la tabella dei difetti e degli scarti che viene applicata a seconda di quanto si vuol pagare, neanche un euro a cifra tonda riuscirebbe a far la differenza, figuriamoci i centesimi!”. Secondo il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, l’accordo “con le regole attuali non lascia spazio agli agricoltori. Le organizzazioni di prodotto – sostiene Tonello – non hanno nessun potere contrattuale e sono organismi che, sostenendosi economicamente sulla base dei quantitativi di pomodoro che contrattano, non guardano più la redditività e gli interessi dei produttori. Questi ultimi oggi si ritrovano un accordo firmato dopo che avevano già ordinato le piantine, lavorato i terreni e concimato. Quello che una volta veniva chiamato oro rosso, è diventata ruggine. Non so immaginare che cosa possa avvenire di peggio perché l’Unione europea e noi agricoltori ci si decida a fare un passo indietro rispetto a strumenti come le organizzazioni di prodotto e gli organismi interprofessionali che con le regole attuali stanno strangolando gli agricoltori”. “Spero – conclude il presidente di Coldiretti Emilia-Romagna – che almeno la cooperazione possa alla fine fare una liquidazione più remunerativa e spero anche che tutti gli agricoltori che ancora non hanno seminato cambino piano colturale, seminando altro dal pomodoro. Da parte nostra continueremo a lavorare per cambiare questo sistema e introdurre strumenti diversi, come il distretto, e regole diverse come l’introduzione dell’origine obbligatoria per tutti i derivati del pomodoro e non solo per la passata”.

La nota di Conagricoltura: “Ci risiamo: i produttori sono in ginocchio e l’Emilia-Romagna rischia di perdere una (altra) coltura strategica del territorio. «Sempre peggio, da 92 a 79,75 euro a tonnellata negli ultimi due anni. Gli agricoltori non possono accettare una decurtazione del prezzo indecente e, oserei dire, inammissibile pari al 15%» è il duro commento del presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Gianni Tosi.

La parte agricola esce con le ossa rotte dall’accordo quadro 2017 del Pomodoro da Industria del Nord Italia, chiuso ieri sera a 79,75 euro a tonnellata che varranno, però, ed esclusivamente, con una produzione non superiore a 1.700.000 tonnellate. Sopra tale soglia, infatti, scatterà la penalità di 20 euro a tonnellata, ovviamente a carico del produttore. «Un’ulteriore ammenda – aggiunge il presidente regionale di Confagricoltura – inaccettabile per l’agricoltore, l’unico che continua a pagare il prezzo più alto e che si accolla di fatto la debacle finanziaria di una filiera produttiva inefficiente perché guidata da Organizzazioni dei Produttori incapaci di programmare e tutelare gli interessi e la redditività delle aziende agricole». Ancora: «Che ruolo hanno giocato nella trattativa le strutture di trasformazione gestite da rappresentanti delle Op e del mondo agricolo se il prezzo concordato alla fine è risultato così penalizzante per i produttori?». E come se non bastasse, prosegue Tosi, la tabella dei parametri qualitativi è soggettiva (ambigua) e lascia ampia libertà di interpretazione all’industria di trasformazione, tanto da permetterle di pagare il prodotto a prezzi stracciati e di gran lunga inferiori a quelli spagnoli, portoghesi e californiani.

Rincara la dose il presidente regionale dei produttori di pomodoro di Confagricoltura, Giovanni Lambertini: «Le ripercussioni sul reddito degli agricoltori saranno insopportabili, con quotazioni che si attestano ben al di sotto dei costi di produzione. Ora, però, ci auguriamo che le Op sappiano almeno programmare le superfici coltivate necessarie per ottenere i quantitativi produttivi previsti dall’accordo, al fine di scongiurare lo spettro di esose penali».

“Un accordo in cui sembra che i produttori agricoli non abbiano avuto nessun tipo di tutela, a giudicare dal prezzo per quintale di pomodoro da industria che è inferiore nettamente rispetto allo scorso anno e che perde in un biennio un 15% di valore”. E’ questo il commento amaro di Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia Romagna, che punta il dito su un accordo in cui la parte industriale “di fatto non rischia nulla, ma è il produttore che in prima persona. I rischi di mercato, in pratica, se li accolla solo il produttore che è quello che mette a disposizione la materia prima e per la quale viene pagato pochissimo: basta vedere il prezzo del pomodoro in campo e il valore del trasformato sui banchi della spesa”.
“Responsabilizzare i singoli produttori nel rispettare i quantitativi di pomodoro assegnato e legare il prezzo del prodotto ai costi di produzione – conclude infine Dosi – automaticamente si tutela tutto il comparto”.

Di diverso avviso l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali. L’ANICAV esprime piena soddisfazione per la sottoscrizione dell’Accordo Quadro per la gestione della prossima campagna nel Bacino del Nord, si legge in una nota.
“Si tratta di un’intesa molto positiva, tenuto conto dell’attuale difficile situazione mercantile – dichiara Bruna Saviotti, coordinatrice del Comitato territoriale del Bacino del Nord di ANICAV – che permetterà alle imprese di meglio fronteggiare la concorrenza dei nostri maggiori competitors, soprattutto a livello europeo, che hanno chiuso accordi a prezzi più bassi del nostro.”
L’Accordo, per Anicav, va a consolidare il fondamentale ruolo dell’interprofessione nel comparto del pomodoro da industria e giunge in contemporanea con l’approvazione, da parte della Conferenza Stato Regioni, della bozza di decreto di riconoscimento dell’OI pomodoro Nord Italia che sarà sottoscritta, a breve, dal Ministro dell’Agricoltura.
“Le risorse derivanti dall’applicazione della penalità di 20 euro, prevista in caso di superamento del tetto massimo di produzione – afferma Bruna Saviotti – potrebbero anche essere destinate, in tutto o in parte, all’OI per finanziare programmi di ricerca e sperimentazione.”
L’Accordo Quadro contiene, infatti, la possibilità di realizzare attività di ricerca, sperimentazione e promozione per una crescita integrata dell’intera filiera del pomodoro da industria.

 

 

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