AAA vendesi Antonio Merloni S.p.a.


FABRIANO (AN), 12 FEB – E’ il ‘bianco’ – frigoriferi e lavatrici, due settori a secco di ordinativi su tutti i mercati – il vero nodo della crisi dell’Antonio Merloni, che coinvolge in particolare i tre stabilimenti di Fabriano (Ancona) e Gaifana (Perugia), per un totale di circa 2.100 addetti. La produzione di bombole infatti procede a pieno ritmo (negli impianti marchigiani di Sassoferrato e Matelica e a Costacciaro, in Umbria) e ordinativi importanti ci sono anche per la Tecnogas di Gualtieri (Reggio Emilia), finanziati da un pool di banche.Il punto è stato fatto stamani nel corso dell’assemblea dei lavoratori degli stabilimenti di Santa Maria e Maragone, a Fabriano, mentre c’è attesa per il bando che domani sarà pubblicato sui principali quotidiani italiani per raccogliere manifestazioni di interesse all’acquisto del gruppo, in amministrazione straordinaria. Lo hanno redatto i tre commissari governativi Massimo Confortini, Antonio Rizzi e Silvano Montaldo, con il nulla osta del ministero dello Sviluppo economico. "La nostra speranza – ha spiegato Vincenzo Gentilucci, segretario provinciale della Uilm-Uil di Ancona – è che ci sia qualche soggetto interessato all’acquisizione dell’intero gruppo, e comunque alla salvaguardia di tutti i siti produttivi".Ma fra gli operai serpeggia il pessimismo: per la crisi economica finanziaria mondiale e per quella specifica degli elettrodomestici, aggravata da un periodo di bassa stagionalità. E anche perché, nonostante le voci più disparate, fino ad oggi nessuna società italiana né straniera, e nessun fondo di investimento si sarebbe mai fatto vivo con qualsivoglia offerta, nemmeno per singoli asset. Più che il ritardo con cui le banche stanno rispondendo alla richiesta di crediti avanzata dall’A. Merloni, con la garanzia del Governo autorizzata dalla Ue per 67,8 milioni di euro, sono dunque le prospettive di medio-lungo periodo a generare incertezza.Lunedì intanto, la Provincia di Ancona ha convocato una riunione presso la sede provinciale dell’Inps, sulle procedure per la concessione dell’assegno di cassa integrazione, anticipato a circa 1.400 addetti, fino alla mensilità di gennaio, dall’ente provinciale. All’incontro sono stati invitati i tre commissari, i sindacati e l’Assindustria. "Dobbiamo scongiurare che i lavoratori in cassa, che percepiscono non più di 770 euro netti, si vedano rinviare l’assegno anche di un solo mese" ha detto Angelucci. "Sarebbe un dramma per tante famiglie".

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