A volte ritornano


CAORSO (PC), 8 MAR. 2010 – Manca poco meno di un mese, e poi i nodi verranno al pettine. Una volta archiviate le elezioni regionali, i cittadini ormai si saranno espressi e i politici non dovranno più fare i conti con il rischio impopolarità. Sarà il momento adatto, insomma, per affrontare uno degli argomenti più spinosi, di cui non a caso – in vista del 28 e 29 marzo – si è cercato di parlare il meno possibile: il nucleare. In realtà la pietra è stata lanciata mesi fa, quando con un’intesa tra Italia e Francia, che prevede la realizzazione di 4 centrali di terza generazione, si è compiuto il primo passo concreto per il ritorno dell’energia atomica nel nostro Paese. Ma subito dopo il Governo ha deciso di nascondere il braccio continuando a rimandare l’annuncio più atteso e nel contempo più temuto, quello che riguarda i siti scelti per ospitare i nuovi impianti. Nell’attesa però, si sono moltiplicate le previsioni. E in cima alla lista c’è Caorso, il paese piacentino che con reattori e barre d’uranio ha già molta familiarità.A dire il vero, a rischio centrale ci sono sempre i soliti comuni, gli stessi che componevano la lista stilata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare (Cnen). Sono tutte località concentrare lungo le coste e sulle rive del Po, ben più idonee delle aree appenniniche o metropolitane dal punto di vista sismico, idrologico e demografico. Solo che non c’è governatore, o aspirante tale, che si sia espresso a favore del’installazione di un nuovo impianto sul suo territorio. E se nel caso dei candidati del centrosinistra ciò risulta abbastanza scontato, è sorprendente ascoltare la posizione del colonnello leghista Luca Zaia. Il ministro dell’Agricoltura è in corsa per la poltrona di presidente del Veneto, dove il Cnen ha identificato 4 possibili siti. Ma è fermamente convinto – o quantomeno così dà a vedere agli elettori – che la regione abbia già contribuito abbastanza al fabbisogno energetico nazionale. Il suo è un vero e proprio caso di sdoppiamento della personalità, quasi sicuramente dettato dalla paura di perdere la sfida elettorale: pur essendosi dichiarato favorevole al nucleare nella sua veste di membro dell’esecutivo, lo Zaia-candidato spiega infatti che il Veneto è "fortemente antropizzato" e dove non lo è "conserva aree di grande valore ambientale e naturaliastico". Vada per le centrali, sembra insomma dire, ma non a casa mia."Abbiamo già dato" è quello che urlava a gran voce anche Fabio Callori, sindaco pidiellino di Caorso. Era il 2009 e lo slogan anti-nucleare riecheggiava nei comizi e in tutti gli appuntamenti della campagna elettorale che si è poi conclusa con la riconferma del primo cittadino. Ma adesso, a distanza di pochi mesi, molte cose sono già cambiate e il rifiuto nei confronti della centrale non è più così netto. "Siamo contrari, ma non abbiamo la cultura della negazione assoluta", è stata una delle dichiarazioni più recenti di Callori. E nel contempo si è cominciato a riflettere sul fatto che, dopotutto, le centrali aperte in Francia e Svizzera sono molto vicine: "quindi tanto vale…". Mentre nel vecchio impianto – in funzione fino al referendum del 1987 – restano ancora da smaltire 8700 fusti di scorie, il comune piacentino sembra quindi prendere in seria considerazione una nuova coabitazione con "il mostro".Gli stessi abitanti di Caorso sono divisi in due. Già vent’anni fa, in occasione della consultazione sul nucleare, qui il no aveva vinto con il 60%: una delle percentuali più basse d’Italia. Ma ora è favorevole ad un ritorno dell’energia atomica in paese addirittura metà della popolazione locale, quella sedotta dalle tentazioni della convenienza. Chi ospita la centrale ha diritto infatti a soldi ed agevolazioni a titolo di compensazione. E questo piccolo centro della riva del Po sta beneficiando ancora ora dei vantaggi offerti dall’impianto dismesso: riduzione del 50% della tassa sui rifiuti, rimborso dei mutui, sconti sui libri di testo e sull’autobus che i ragazzi prendono per andare a scuola a Piacenza. A ciò bisogna aggiungere i posti di lavoro che sono arrivati assieme alla centrale, gli appalti affidati alle ditte locali e anche le gite scolastiche che hanno fatto incrementare persino l’attività turistica nei dintorni dell’impianto.Il "mostro", insomma, ha cambiato volto a Caorso. E le nuove generazioni, che sono nate e cresciute all’ombra del suo reattore, non sono insensibili di fronte alla possibilità di vederlo riprendere a funzionare. Ma c’è anche chi non si fa incantare dai soldi e vive nella paura di un ritorno del nucleare. C’è chi ricorda, come Legambiente di Piacenza, che le centrali italiane nasceranno vecchie e già superate da quelle di quarta generazione. E che i miliardi stanziati per costruirle verranno giocoforza sottratti alle risorse destinate all’energia sostenibile. Un danno a cui si aggiunge la beffa, dato che i nuovi impianti copriranno solo un quarto del fabbisogno e che al restante 75% dovranno provvedere benzina, carbone e gas. Con buona pace della lotta all’inquinamento.La strada, comunque, sembra ormai segnata. Ma la sicurezza si avrà solo tra qualche settimana, quando il ministro Scajola farà i nomi dei siti prescelti. Con ogni probabilità, almeno stando ai rumors della vigilia, Caorso sarà tra quelli. Però potrebbe accadere una cosa addirittura peggiore. Sono girate voci, infatti, su una possibile esclusione del comune piacentino a discapito di Castelnuovo Bocca d’Adda, che si trova sulla sponda opposta del Po – quella lodigiana – ad appena 200 metri in linea d’aria. In quel caso il paese sarebbe lo stesso nel primo cerchio di pericolo in caso di disastro, ma perderebbe tutti i soldi delle compensazioni. Fatti due conti, a questo punto ai caorsini converrebbe tenersi il "mostro".

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