A vent’anni dal Pilastro


BOLOGNA, 4 GEN. 2011 – Carlo Lucarelli lo ha definito "un agguato pensabile solo in Afghanistan o in zone di mafia". Invece fu commesso esattamente vent’anni fa in un quartiere periferico di Bologna, il Pilastro. Era la sera del 4 gennaio 1991 quando Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini vennero massacrati con 222 colpi di pistola dai fratelli Savi. Tre carabinieri poco più che ventenni uccisi dalla banda della Uno bianca, di cui facevano parte due poliziotti. La loro unica colpa fu un sorpasso sospetto poco dopo le 22, durante una semplice perlustrazione. La pattuglia superò infatti la Uno bianca di passaggio nel rione, mentre era in cerca di un’auto da rubare, e i Savi pensarono che volesse fermarli. Perciò, affiancati i militari, non esitarono a sparare scappando subito dopo. Proprio come fecero con gli altri 21 morti e il centinaio di feriti collezionati tra Bologna, la Romagna e le Marche nel periodo che va dal 1987 al 1994.Oggi, a vent’anni di distanza, la strage del Pilatro viene ricordata con il consueto programma: alle 11 messa del cardinale Carlo Caffarra, poi commemorazione alla lapide in via Casini. Unica novità, alle 15 un Consiglio provinciale straordinario proposto dall’Udc e votato all’unanimità. "Il Consiglio è soprattutto un appello alla gente comune a partecipare e non dimenticare – ha chiarito ieri il capogruppo Udc in Provincia Mauro Sorbi, mente dell’iniziativa – In genere agli anniversari ci sono sempre le solite facce, mentre la gente comune dimentica". Ma, a parte l’assemblea straordinaria, nessun’altra manifestazione né culturale né politica per il ventennale. "Certo, se qualche rappresentante del governo avesse partecipato, avrebbe fatto un gesto di solidarietà non indifferente per quei carabinieri uccisi, ma non siamo noi a organizzare la cerimonia. E’ organizzata da Carabinieri e Comune e non so se li hanno invitati", osserva Rosanna Zecchi, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime, granitica nel ‘no’ al perdono e ai permessi premio ai killer. Un no ribadito anche al ministro della Giustizia Angelino Alfano incontrato un anno fa. Il 13 ottobre scorso il Guardasigilli fu invitato a Bologna alla cerimonia in ricordo delle 24 vittime della banda, ma diede forfait. Da allora – sottolinea la Zecchi – "nessun contatto con l’associazione". "E’ un dovere ricordare sempre le vittime civili e militari della follia criminale della banda della Uno bianca – ha dichiarato invece il procuratore aggiunto della Procura di Bologna Valter Giovannini, che condusse le indagini cittadine sulla banda – Nel ventennale dell’eccidio del Pilastro tutte le istituzioni mostrano sempre una sensibilità particolare che appare testimonianza della capacità della nostra comunità di non dimenticare. Perché l’oblio offenderebbe la memoria di chi é stato ucciso e delle loro famiglie".Nella sua omelia, il cardinale Cafarra è stato fermo e netto nella condanna della strage. "Chi ha ucciso deve accettare la punizione, senza sconti – ha detto –  come vera e propria espiazione non solo davanti agli uomini ma anche davanti a Dio". Parole forti che hanno colpito anche Rosanna Zecchi. "Ha fatto un’omelia bellissima, sono stata d’accordo dall’inizio alla fine. Mi è piaciuta molto, mi ha commosso", è stato il suo commento. E ha aggiunto: "Effettivamente è stata la prima volta che ho sentito parole così, probabilmente il cardinale non era mai venuto al Pilastro ed è rimasto impressionato. Se fosse stato fuori dalla chiesa, gli avrei battuto le mani". Molto commossa la mamma di Stefanini, che ha ribadito il no al perdono auspicando "la pena certa, perché io sono contro la pena di morte". Nell’omelia Caffarra ha inoltre ricordato che nella vicina via Casini 20 anni fa "é avvenuto lo scontro fra chi ha praticato la giustizia e chi ha commesso la più efferata delle iniquità, l’omicidio di innocenti. E’ avvenuto lo scontro fra chi consente, difendendo la legge, di praticare la giustizia e chi introduce nel tessuto civile il seme dell’odio". Dopo la cerimonia, i parenti delle vittime hanno scambiato qualche parola con l’arcivescovo. "Le autorità si sono sempre ricordate di noi – ha detto la Stefanini uscendo dalla chiesa – Il Signore dice che chi si ricorda non muore mai e queste sono le cose che aiutano ad andare avanti a me, a mio marito, mio figlio, mio nipote. Io voglio che non siano mai dimenticati questi tre fiori recisi nella loro migliore età".

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