A vent’anni da una strage di innocenti


CASALECCHIO DI RENO (BO), 6 DIC. 2010 – Una targa per non dimenticare la strage di dodici ragazzi innocenti. Sopra si legge: "Questo luogo è dedicato agli studenti del Salvemini, per ritrovarsi e non dimenticare". Il luogo in questione è il cortile della scuola. Proprio di quell’edificio pubblico che vent’anni fa venne sventrato da un Aermacchi MB326 dell’Aeronautica militare italiana. In avaria, il velivolo precipitò dentro la seconda A, uccidendo dodici alunni su sedici che erano in classe. Altri 88 nel resto della scuola rimasero feriti in quell’inferno di fuoco, macerie, fumo e detriti.L’aereo stava svolgendo un’esercitazione. Il pilota, il sottotenente Bruno Viviani, prima tentò un atterraggio di fortuna, poi, giunto sulla periferia bolognese, si lanciò con il paracadute di emergenza lasciando il jet al suo terribile destino.Oggi a Casalecchio è il giorno del ricordo. Con un Consiglio comunale e provinciale straordinari nei quali si è ancora una volta sottolineata l’inammissibilità di un evento che vent’anni fa ha trasformato una scuola in un luogo di morte. Inaccettabile è anche il fatto, si è detto, che la giustizia definisca l’episodio come una "fatalità". Così come scandaloso è il mancato riconoscimento per i familiari delle vittime e per i superstiti, dello status di vittime di stragi. Per loro ancora non esiste un’adeguata tutela sanitaria, e nemmeno un risarcimento per quanto hanno patito. Per la giustizia una strage senza colpevoli. Coloro che furono indagati per l’incidente sono stati ritenuti impotenti di fare qualunque cosa per evitarlo. Il processo ha visto assolvere il pilota, il suo superiore e l’ufficiale della torre di controllo. Una sentenza che ancora brucia per chi ha vissuto la tragedia. "La legge non è uguale per tutti", dicono i sopravvissuti, "lo Stato si è schierato con l’aeronautica anche se noi eravamo in una scuola pubblica".

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