A proposito di giovani industriali, sondaggi e coraggi


REGGIO EMILIA, 27 GEN. 2010 – Su di un altro sito (diamo il merito a chi lo merita) Nicola Fangareggi ha scritto parole coraggiose a proposito di una indagine commissionata dai giovani industriali di Reggio. Sono stati intervistati 500 reggiani dalle cui dichiarazioni emerge che la crisi ancora c’è, che preoccupa, che comunque c’è più fiducia nel futuro oggi di qualche mese fa. Trattandosi di conclusioni ovvie e banali, e di un campione poco significativo di cittadini, verrebbe da dire, con gergo giornalistico, che la notizia “non c’è”. Eppure i mezzi di informazione (compresa la nostra Telereggio) l’hanno data con molto risalto, ed hanno riferito pure il commento finale della Presidentessa dei giovani industriali, Giorgia Iasoni, secondo la quale per uscire dalla crisi servono innovazione, gioco di squadra, fantasia, ecc. Fangareggi se la prende non tanto o solo con i mezzi di informazione, afflitti dal male dell’ossequio a Presidenti e Associazioni, non solo contro i politici locali avvitati su se stessi che non sentono il dovere di insegnare un po’ di analisi socio-politica alla “industrialina di turno”; ma anche e soprattutto contro gli Industriali stessi per il basso profilo con cui entrano in scena ogni volta che vi entrano.Ho parlato di parole coraggiose perché penso che siano in tanti, a Reggio Emilia, a condividerle, salvo che in pochi hanno il coraggio di pronunciarle.Non si capisce perché, ma ci sono alcune cariche istituzionali sulle quali chiunque può  dire qualunque cosa, altre sulle quali nessuno azzarda alcun commento. Per il sindaco, che è pur sempre il primo cittadino, un direttore di giornale recentemente è arrivato persino ad evocare lo sciacquone del cesso. Sulla Presidentessa dei Giovani Industriali, che è pur sempre almeno terza tra i cittadini, avendo davanti anche il capo degli Industriali più maturi, nessuno invece dice nulla (a parte Nicola).Mi unisco allora volentieri a lui nel segnalare un’altra o due leggere pecche nei ragionamenti della giovane Presidentessa.In conferenza stampa ha tuonato contro la concertazione, perché le aziende debbono potersi muovere libere sul mercato, poi ha tuonato contro la Giunta di Reggio perché sul PSC non concerta abbastanza con gli Industriali. Come la mettiamo? Concertiamo o non concertiamo? Concertiamo solo quando ci pare a noi e non quando lo chiedono gli altri?  Poi, sempre in conferenza stampa e guarda caso sull’area Nord di Reggio, ha detto che la Giunta di Reggio (vuoi vedere che l’Associazione Industriali ce l’ha con la Giunta di Reggio?) non ha le idee chiare. Bene. Partiamo allora da chi ce le ha: lei per esempio cara Presidentessa? Ci vuole dire chiara la sua idea sull’area Nord, così che la possiamo condividere e contestare? Perché sino ad oggi abbiamo capito bene cosa gli Industriali NON vogliono in quell’area; molto meno bene invece COSA vogliono. Per aiutarla le faccio due domande semplici semplici: Maramotti può costruire un centro commerciale nelle aree di propria proprietà (di progetti ne ha già presentati più di uno)? E le Coop (o il diritto è come la concertazione, che vale per alcuni e per altri no)?Infine un consiglio: la prossima indagine demoscopica la sua Associazione la promuova tra i 40mila cassaintegrati o disoccupati della provincia e chieda tra l’altro: “Secondo voi serve un ricambio generazionale alla guida delle Associazioni economiche e di categoria a Reggio Emilia”? Perché occuparsi sempre del ricambio generazionale in politica è, mi consenta, un po’ troppo comodo.

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